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13 Ottobre 2020 - Covid-19

Risponde: Marianna Portaro , Infectious Deseases&Vaccines

È molto importante effettuare una diagnosi precoce per limitare i danni ai polmoni. Ma quali sono i passaggi e gli strumenti attraverso i quali si arriva ad una diagnosi di infezione da SARS-CoV-2?

Leggi la trascrizione dell'intervista

 

Parliamo dell’approccio diagnostico dell’infezione da SARS-CoV-2. Nell’arco di questi mesi abbiamo sentito parlare sempre più dei sintomi che destano sospetto di infezione da SARS-CoV-2. Sicuramente abbiamo nelle nostre menti impressi i tre sintomi che sono stati descritti dalla letteratura come sintomi più ricorrenti, più frequenti in questo setting di pazienti. Parliamo quindi della febbre della tosse secca e della dispnea, cioè della difficoltà respiratoria.

 

In particolare, per quanto riguarda la febbre, sicuramente si parla di un innalzamento della temperatura corporea superiore a 37,5° e in particolare vengono descritti casi di piressia tra i 38° e i 39°, quindi parliamo di febbre per così dire elevata, quindi di un innalzamento della temperatura corporea elevata.

 

Abbiamo anche sentito parlare molto spesso in questi mesi di pazienti paucisintomatici. Chi sono questi pazienti? Sono quei pazienti che magari al contrario sviluppano la sintomatologia lieve, ad esempio abbiamo sentito parlare di pazienti che hanno avuto una perdita dell’olfatto, perdita del gusto, fatica, perdita di appetito. Quindi un po’ quel tipo di sintomatologia che a volte non desta nemmeno sospetto di un determinato tipo di infezione. O comunque se vogliamo possono essere anche dei sintomi come il mal di testa, ma anche la febbre stessa, la tosse molto spesso anche associati ad altri tipi di infezione, anche di virus di tipo respiratorio.

 

Per queste ragioni è importante andare a fondo e indagare andare un po’ su quella che è l’indagine più strumentale. Per questo motivo abbiamo parlato sempre più di quelli che sono i tamponi.

 

Il tampone nasofaringeo nella fattispecie è una procedura che eseguita da personale specializzato va a prelevare del materiale biologico nella regione del nasofaringeo, il quale materiale biologico verrà poi analizzato tramite la tecnica di real time PCR, che è una metodica molecolare che mira ad indagare la presenza di materiale genetico virale che ci dirà quindi se in quel dato momento in cui il test viene eseguito è presente all’interno dell’organismo virus e quanto virus è presente. Infatti, questo tipo di metodica, la real time PCR, ci definisce anche quella che abbiamo molto spesso sentito dai clinici che sono stati intervistati in TV eccetera definire come viral load o carica virale, cioè la quantità di virus che in quel determinato momento è presente all’interno dell’organismo.

 

Spesso però si è parlato anche di falsi negativi, e questo perché, perché come tutte le metodiche di laboratorio e in generale queste metodiche hanno un range, un intervallo di errore che normalmente è accettabile. Questo sia perché la metodica ha di per sé dei passaggi, in questo caso specifico, molto articolati, perché come dicevamo il materiale biologico viene prelevato dall’operatore sanitario, deve essere conservato, molto spesso anche trasportato in altre sedi, perché come sappiamo ci sono dei laboratori specifici adibiti ed autorizzati dall’Istituto Superiore della Sanità per il processamento di questo materiale biologico. Per cui tutti questi passaggi (prelievo, conservazione, processamento) possono ovviamente subire alcune interferenze che in un certo senso possono andare ad invalidare la veridicità dell’esito del test.

 

Poiché è un test ad alto valore diagnostico, è importante per questo motivo, soprattutto in quei casi in cui il paziente presenta quei sintomi che fanno pensare a questo tipo di infezione, estendere il processo diagnostico, quindi l’indagine strumentale, anche ad altri tipi di indagine. Nel particolare si va anche ad avere una valutazione di tipo ematochimico, cioè, tramite un prelievo ematico, il clinico andrà a richiedere determinati tipi di analisi, andrà ad indagare determinati tipi di molecole che andranno a descrivere quello che è lo stato generale di salute del soggetto, quindi nel caso specifico del paziente che è sottoposto a tutte queste procedure diagnostiche.

 

Molto importante quindi abbiamo detto, nel momento in cui abbiamo i sintomi viene eseguito il tampone nasofaringeo, vengono eseguite le analisi del sangue, così come richieste dal clinico e in parallelo viene anche molto spesso eseguita quella che è l’indagine radiologica. Cioè in particolare la TAC torace ci descrive quello che è il danno a livello polmonare. Come sappiamo questo tipo di infezione da SARS-CoV-2 che genera il COVID-19 quindi la malattia determinata da questo tipo di infezione, va a determinare una caratteristica polmonite interstiziale bilaterale posteriore. Questo tipo di polmonite va a determinare delle aree di opacità che vediamo in queste immagini che vanno a descrivere le regioni di danno, cioè dove il virus ha causato un danno tale da andare ad alterare gli scambi gassosi. Che vuol dire? Che in questa zona dove noi vediamo delle opacità rappresentate nella figura come delle macchie grigie indicate da queste frecce rosse il nostro polmone non avrà la capacità di recepire l’ossigeno dall’esterno ed eliminare l’anidride carbonica, quindi facilitare quelli che sono i normali processi di scambi gassosi che permettono al nostro organismo di funzionare correttamente.

 

Come vediamo in queste immagini, se partiamo dall’immagine in alto a sinistra dove vediamo queste opacità in misura inferiore, man mano che si va avanti in termini di tempo dalla presenza, in termini di tempistica dall’onset dei sintomi, man mano che si va avanti, se non viene applicata la procedura in maniera tempestiva, quindi il paziente non viene preso in carico in maniera tempestiva e attuati tutti quelli che sono i protocolli terapeutici e assistenziali, si ha via via un danno progressivo del nostro tessuto polmonare, del perenchima polmonare. Infatti vediamo che, se nel primo riquadro in alto a sinistra abbiamo un paziente che è stato sottoposto a TAC torace dopo 3 giorni dalla comparsa dei sintomi, man mano andiamo a vedere che nel riquadro invece in basso a sinistra abbiamo un paziente che è stato sottoposto a TAC torace dopo 17 giorni dalla comparsa dei sintomi e quindi questo ci spiega in maniera molto chiara come il virus va a danneggiare in maniera progressiva i nostri polmoni e quindi questo va ad aggravare lo stato di difficoltà respiratoria e in generale tutto il quadro clinico del paziente.

 

Quindi nel momento in cui il clinico ha sommato tutti questi tasselli, così come i pezzi di un puzzle, riesce ad avere quella che è la diagnosi di questo tipo di infezione e soprattutto riuscirà ad improntare un protocollo terapeutico adeguato al caso.

 

Sebbene non sia un test propriamente diagnostico è dovere citare brevemente che cos’è il test sierologico. Parliamo quindi di test sierologico quando andiamo ad indagare quella che è la presenza della risposta anticorpale, cioè la presenza degli anticorpi a questo virus all’interno di un soggetto.

 

Abbiamo sentito parlare molto spesso di test rapidi e di test invece sierologici su base di prelievo venoso, mentre i test rapidi vengono effettuati su un prelievo di sangue periferico. Qual è la differenza? Non è solo una differenza di sito di prelievo ovviamente, ma la differenza è anche di tipo qualitativo. Questo perché il test rapido, effettuato come dicevamo su sangue periferico, ci dà una risposta di tipo qualitativo: sì, no; “ho gli anticorpi”, “non ho gli anticorpi”. E questo potrebbe già essere sufficiente. In realtà non lo è, perché comunque in realtà dipende anche dalla contestualizzazione in cui il test viene effettuato, perché il test rapido ci dà appunto la risposta qualitativa ci dice sì, no, “ho gli anticorpi”, mentre il test sierologico effettuato su prelievo venoso ci dice non solo se ho gli anticorpi, ma anche se questi anticorpi sono in grado di proteggerci dal virus nel momento in cui noi in un secondo momento veniamo nuovamente a contatto con il virus e questo è veramente chiave come si suol dire è veramente molto importante, sia in termini epidemiologici, quindi ci definisce perché e come il virus si è diffuso all’interno della popolazione, ci definisce come ognuno di noi, chiunque è venuto a contatto con il virus risponde a questo tipo di infezione e soprattutto nel tempo ci dirà quanto questa risposta immunitaria durerà nel tempo e soprattutto se è in grado di proteggerci dal virus stesso.

 

Quindi di per sé il test sierologico non ha valore diagnostico ma è importante per definire quello che è l’assetto epidemiologico e per darci delle informazioni in merito proprio a come l’organismo risponde in termini di risposta immunitaria e di memoria immunitaria a questo tipo di infezione.

 

Quindi brevemente facendo un recap di quello che ci siamo detti e paragonando un po’ quali sono le differenze tra il tampone e il test sierologico. Il tampone quindi abbiamo detto è una metodica che viene analizzata tramite tecniche molecolari che ci descrivono se in quel dato momento, come una fotografia di quel momento in cui il test viene eseguito, all’interno del soggetto sottoposto a questo test è presente del virus e quanto virus è presente, quindi è importante da un punto di vista diagnostico.

 

Il test sierologico invece va ad indagare la risposta anticorpale all’eventuale contatto con il virus. Quindi riesce a darci non solo una fotografia del dato momento, ma riesce a darci anche delle informazioni di ciò che è avvenuto in passato, quindi “sono venuto in contatto con il virus anche se magari non ho sviluppato dei sintomi della patologia?” Sì-no. E nel tempo quando avremo ancora di più informazioni in merito a questo tipo di risposta che l’organismo ha verso il SARS-CoV-2 riuscirà anche a definirci a darci anche delle informazioni, speriamo, di quanto questa risposta immunitaria dura nel tempo.

 

Inoltre abbiamo detto che il test sierologico al contrario del tampone non ha valore diagnostico ma è estremamente importante da un punto di vista epidemiologico ed è importante per definire appunto quanto il virus si è diffuso all’interno della popolazione.

 

Il tampone invece ha, come dicevamo, un valore diagnostico importante e come comunque in tutti i test laboratoristici tutti i test diagnostici ha comunque dei limiti intrinseci che possono andare a portare quello che è definito come falso negativo.

 

Ciononostante è importante definire che il tampone rimane pur sempre il gold standard in termini di diagnostica che insieme a quella che è la descrizione della sintomatologia, le indagini ematochimiche e quello che è l’indagine radiologica va a definire la diagnosi da SARS-CoV-2 e anche il grado di severità della patologia.

 
 

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