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13 Ottobre 2020 - Covid-19

Risponde: Alessandro Salvani , Medical Science Liason. Infectious Deseases&Vaccines

Gli studi sulla risposta anticorpale e sull’immunità hanno dimostrato che contemporaneamente alla diminuzione della diffusione del virus, si è verificato un incremento dell’effetto protettivo degli anticorpi.

Leggi la trascrizione dell'intervista

 

Un tema molto dibattuto oggi è quello relativo alla risposta anticorpale. Ci si chiede cioè

 

1. Se gli anticorpi prodotti in seguito all’esposizione al virus siano in grado di proteggerci da una successiva reinfezione

 

2. Quanto forte e prolungata nel tempo sia l’immunità acquisita dopo l’infezione anche in vista dei numerosi vaccini allo studio

 

Molti studi si stanno effettuando in questo ambito e sembrano tutti concordare sul dato riportato nel grafico. Quello che si osserva e che, parallelamente alla diminuzione del virus, c’è un aumento degli anticorpi a dimostrazione che un effetto protettivo si instaura. Resta ancora da stabilire la durata nel tempo di questo effetto protettivo, ma sembra essere, dall’osservazione clinica, sufficientemente prolungato.

 

L’altro tema cruciale oggi è di andare a capire bene e studiare l’estensione nella popolazione della prevalenza della risposta anticorpale, ovvero il numero di persone che hanno acquisito l’immunità al SARS-CoV-2. La conferma che tutti i pazienti che si sono ammalati di COVID-19 hanno sviluppato anticorpi protettivi, ha dato il via libera alla realizzazione dei test sierologici per individuare la presenza di anticorpi nella popolazione.

 

I test sierologici possono essere qualitativi ed evidenziano solo la presenza o meno degli anticorpi. Questi sono test rapidi in cui è sufficiente una goccia di sangue che viene esaminata in un kit portatile e si ottiene un riscontro immediato. Oppure quantitativi, che invece ne misurano la quantità. Questi invece richiedono un prelievo di sangue ed uno specifico analizzatore in dotazione alle Strutture Sanitarie. Questi test hanno un elevato grado di affidabilità e di accuratezza.

 

Attualmente esistono test rapidi validati che consentono la rilevazione in maniera semplice e veloce. E’ attualmente in corso un’indagine sierologica da parte del Ministero della Salute tramite la Croce Rossa, che prenderà in esame un campione di 150.000 soggetti ed il dato sarà analizzato da ISTAT. Diverso è la possibilità di scaricare ed installate sui cellulari la app “Immuni”, che invece permetterà di risalire ai contatti che possono avere esposto una persona al rischio di contagio.

 

I target terapeutici che oggi possiamo utilizzare per trattare la malattia sono 2: o colpire la replicazione virale e/o agire sulla risposta infiammatoria. Nella fase iniziale dell’infezione hanno trovato impiego farmaci attivi su HIV, Ebola o antimalarici. Nella fase più avanzata della malattia i farmaci per il controllo della risposta immunitaria ed ancora gli antivirali.

 

Ad oggi non c’è nulla di registrato o commercializzato per questo uso. Un discorso a parte lo merita l’approccio terapeutico mediante plasma iperimmune. Sebbene non sia una terapia attuabile su larga scala, in pazienti selezionati, questo tipo di metodica sembra dare risultati positivi.

 

Per concludere, un discorso a parte lo merita il tema “vaccini”. Più di 90 vaccini contro SARS-CoV-2 sono attualmente in sviluppo da parte di gruppi di ricerca di aziende e di università di tutto il mondo. I ricercatori stanno sperimentando diverse tecnologie. Esistono almeno 8 tipi testati contro il Coronavirus e si basano su diversi virus o parti virali alcune delle quali di queste tecniche non erano mai state utilizzate in precedenza in un vaccino autorizzato.

 

Sei gruppi hanno già iniziato a testare le formulazioni sull’uomo, altri hanno invece iniziato i test sugli animali. Sette di questi vaccini utilizzano il virus stesso, ma in forma inattiva o indebolita e molti dei vaccini oggi in commercio sono proprio di questo tipo. 25 di questi usano altri virus, come ad esempio l’adenovirus, come vettore. Altri 28 vaccini allo studio impiegano invece parti proteiche del SARS-CoV-2 oppure, 20 di questi, solo il suo DNA o l’RNA. Altri 5 vaccini allo studio impiegano strutture simili al virus, ma non in grado di replicare

 

La ricerca in questo settore procede in maniera veloce ed alcuni di questi vaccini potrebbero essere pronti già per i primi mesi del 2021

 
 

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