VERIFICARE CONTENUTO La sorveglianza attiva nel cancro alla prostata a basso rischio

VERIFICARE CONTENUTO La sorveglianza attiva nel cancro alla prostata a basso rischio

15 Ottobre 2021

Oggi molti uomini con cancro alla prostata a basso rischio, che molto probabilmente in passato sarebbero stati sottoposti ad un intervento chirurgico o una radioterapia, assieme ai loro medici stanno adottando una strategia di "sorveglianza attiva" più conservativa. È quanto emerge da un'analisi dei ricercatori del Dana-Farber Cancer Institute.

Ampliare la conoscenza degli uomini sul cancro alla prostata

Storicamente la maggior parte dei pazienti con carcinoma prostatico a basso rischio è stata trattata con un approccio chirurgico, la prostatectomia radicale (rimozione della ghiandola prostatica), mentre l'approccio favorito per il carcinoma prostatico localizzato è stato il trattamento basato sulla radioterapia. Oggi, tuttavia, la gestione conservativa del carcinoma prostatico a basso rischio mediante la sorveglianza attiva o attesa vigile offre un'alternativa a questi due approcci. Infatti, le linee guida hanno iniziato a raccomandarne l'uso nel 2010.

Tuttavia, se si va a guardare cosa accade nella pratica clinica si riscontra che i tassi attuali di ricorso alla sorveglianza attiva negli Stati Uniti non sono ben stabiliti. Per questo è davvero poco chiaro se l'aumento della scelta verso un approccio meno interventista, ovvero un’attesa vigile, per il cancro alla prostata a basso rischio, possa essere associato a cambiamenti nei modelli di gestione del cancro alla prostata a rischio maggiore. Sulla base di queste premesse i ricercatori hanno provato ad esaminare quale fosse il trend negli Stati Uniti riguardo i modelli di gestione del carcinoma prostatico localizzato tra i gruppi a rischio.

 

Secondo i ricercatori, guidati da Brandon Mahal, del dipartimento di radiologia oncologica del Dana-Farber/Brigham e Women's Cancer Center che ha diretto lo studio pubblicato sul JAMA, tra il 2010 e il 2015 l'uso della sorveglianza attiva è aumentato dal 14,5% al 42,1% tra gli uomini con carcinoma prostatico a basso rischio. Durante lo stesso periodo, la percentuale di uomini sottoposti a prostatectomia radicale è diminuita dal 47,4% al 31,3%. Invece, l'uso della radioterapia per il trattamento della malattia a basso rischio è sceso dal 38,0% al 26,6%.

 

«Ciò che sappiamo dalle evidenze di alto livello è che la gestione conservativa del cancro alla prostata a basso rischio è associata a una prognosi molto favorevole», ha precisato Mahal. «A molti uomini con una malattia a basso rischio possono essere risparmiati i rischi e le tossicità del trattamento, quindi è una discussione importante da portare all’attenzione nella relazione tra medici e pazienti».

 

Gli uomini con questo tipo di tumori alla prostata hanno un «rischio molto, molto basso di morire» di cancro alla prostata e i trattamenti invasivi non necessariamente migliorano le probabilità di sopravvivenza. Motivo per cui già nel 2010 le linee guida nazionali raccomandavano una gestione conservativa della malattia a basso rischio, piuttosto che un "trattamento definitivo" immediato mediante la chirurgia o la radioterapia. La malattia a basso rischio è definita come un piccolo tumore confinato alla ghiandola prostatica a cui viene assegnato un grado 6 sulla scala di Gleason dopo una biopsia; uno stadio patologico precoce e un basso livello di PSA (antigene prostatico specifico).

 

«Questa scoperta incoraggiante suggerisce come i medici aderiscano di più alle attuali raccomandazioni e linee guida per gli uomini con carcinoma prostatico a basso rischio, dal momento che l'uso della sorveglianza attiva in uomini adeguatamente selezionati riduce i tassi di sovra trattamento», ha dichiarato Howard Soule, a capo della Prostate Cancer Foundation.

 

Mahal ed i suoi colleghi, incluso l'autore senior Paul Nguyen, MD, un oncologo radiologo del Dana-Farber/Brigham e Women's Cancer Center, hanno fatto uso di un database federale che per la prima volta ha specificato se i pazienti avevano scelto per un’attesa vigile o una sorveglianza attiva. Ai pazienti che adottano un approccio di vigile attesa è stato riferito di segnalare sintomi quali cambiamenti nelle abitudini urinarie, dolore o irritazione o dolore osseo che avrebbero potuto riflettere la progressione metastatica. La sorveglianza attiva prevede test di follow-up periodici per i livelli di PSA, ripetizioni di biopsie ed esami da un medico ogni sei a 12 mesi.

 

Lo studio ha anche rivelato cambiamenti nel trattamento per il cancro alla prostata ad alto rischio dal 2010 al 2015 - anche se i ricercatori sono stati in qualche modo sorpresi dai risultati. L'uso della prostatectomia radicale, infatti, è aumentato dal 38% al 42,8% durante quel periodo, mentre la radioterapia è diminuita dal 60,1% al 55%.

 

«Questo spostamento dei modelli di gestione dalla radioterapia e verso la prostatectomia più radicale non è supportato da studi recenti di alto livello», ha affermato Mahal. «Questo risultato è provocatorio e potrebbe essere un punto focale di discussione».

Fonte:

Mahal BA, Butler S, Franco I, et al. Use of Active Surveillance or Watchful Waiting for Low-Risk Prostate Cancer and Management Trends Across Risk Groups in the United States, 2010-2015. JAMA 2019; 321(7): 704-706. doi:10.1001/jama.2018.19941 (ABSTRACT).

 

Study finds upsurge in ‘active surveillance’ for low-risk prostate cancer, Dana-Farber Cancer Institute, comunicato stampa dell’11 Febbraio 2019.

 

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