Tumori urologici e rischio di suicidio

Informati

Tumori urologici e rischio di suicidio

30 Aprile 2019

Secondo un sondaggio condotto nel Regno Unito, i pazienti con cancro urologico – che può interessare la prostata, la vescica o il rene – sono cinque volte più a rischio di suicidio rispetto alle persone che non hanno il cancro.

Un anziano disperato viene consolato da un parente

Una recente analisi condotta da ricercatori della University of Birmingham ha mostrato come i pazienti oncologici abbiano una probabilità tre volte maggiore di commettere suicidio rispetto alla popolazione generale, e che la percentuale di tentativi di suicidio che portano alla morte è più alta nei pazienti oncologici, con una percentuale ancora maggiore nei pazienti con tumori urologici.

 

I numeri dello studio: i ricercatori hanno identificato un totale di 980.761 (493.234 maschi e 487.094 femmine) di pazienti oncologici, a fronte di 13,4 milioni di persone incluse nell'analisi dei dati finali. Il team ha identificato 162 suicidi e 1222 tentativi di suicidio. Se nella popolazione generale, il tasso di suicidio è 10 per 100.000 persone, il team ha riscontrato che il tasso di suicidio totale per cancro riguardava in media 30 persone ogni 100.000. Nei tumori urologici, le cifre sono ulteriormente salite a 36 per 100.000 nel cancro del rene, 48 suicidi per 100.000 nel cancro della vescica e 52 per 100.000 persone nel cancro alla prostata.

 

Ma proviamo a capire meglio cosa significano questi numeri. Se nella popolazione generale si registrano in media 25 tentativi di suicidio per ogni suicidio riuscito, nel cancro del rene questo rapporto scende a 1 suicidio effettivo ogni 10 tentativi. Nel cancro della vescica e della prostata, questo rapporto cala ulteriormente: i ricercatori parlano di un suicidio portato a termine ogni 7 tentativi.

 

Anche il tempo necessario per suicidarsi è molto variabile: il tempo mediano per il suicidio è di 175 giorni dalla diagnosi di cancro del rene, 846 giorni per il cancro alla prostata e 1037 giorni per il cancro della vescica.

 

«Questo è un dato importante», ha dichiarato uno degli autori dello studio, il dottor Mehran Afshar del St George's Hospital di Londra. «Sapevamo già che le persone che tentano il suicidio sono a più alto rischio di avere in seguito successo nel portare a termine l’intenzione, e abbiamo dimostrato che questo 'intento' è molto più alto nella nostra popolazione oncologica, confermando così una reale necessità di affrontare i problemi psicologici nella gestione precoce di questi pazienti».

 

«I nostri dati confermano ricerche di altri paesi che mostrano tassi di suicidio più alti nei pazienti oncologici e dimostrano che questo tasso è più alto in particolare nei pazienti con tumori urologici», ha aggiunto il dottor Afshar. «Vi sono particolari problemi specifici per questo gruppo di pazienti: ad esempio, gli uomini con cancro alla prostata sono sottoposti a trattamenti che possono influenzare la funzione della vescica, la funzione intestinale, la funzione erettile e la libido, e possono provocare sintomi simili alla menopausa femminile e alterare completamente la personalità, portando a problemi relazionali, ansia, depressione e disturbo da stress post-traumatico».

 

Il grave stress psicologico è uno dei principali effetti collaterali di una diagnosi di cancro e del trattamento del cancro. La depressione colpisce tra il 5 e il 25% dei malati di cancro, ma molti sono anche affetti da disturbo post-traumatico da stress (DPTS). Non solo, il problema esiste, ma spesso è sottovalutato. Diverse ricerche precedenti hanno dimostrato che la maggioranza dei pazienti oncologici che presentano sintomi di depressione spesso non vengono trattati. Ad avvalorare questa tesi, oggi abbiamo questo studio, i cui risultati sono stati presentati alla European Association of Urology conference che si è tenuta a Copenhagen lo scorso anno, che mostra un sostanziale aumento dei tentativi di suicidio e suicidi di successo in pazienti oncologici.

 

Il gruppo di ricerca guidato dal Prashant Patel della University of Birmingham ha esaminato retrospettivamente i dati dell’England and Wales Hospital Episode Statistics database, dal 2001 al 2011. Questi dati sono stati correlati con le statistiche sulla causa di morte raccolte dall’Office of National Statistics.

 

Si tratta della prima volta che uno studio importante ha esaminato l'intento suicidario nei pazienti oncologici - che è stato definito come il rapporto tra i suicidi riusciti e il tasso di suicidi tentati. I ricercatori hanno scoperto che questo tasso era molto più alto (da 1 a 7) nei pazienti con carcinoma della prostata rispetto alla popolazione generale (da 1 a 25), il che può mostrare e confermare una maggiore determinazione a suicidarsi in pazienti oncologici.

 

La sfera chiamata in causa è quella della salute mentale ed emerge chiaramente come non possa essere trascurata nella presa in carico di questi pazienti, che sembrano mostrare maggiori fragilità rispetto ad altri. Lo studio ha anche mostrato differenze significative nel tempo necessario per il successo degli intenti suicidari, il che significa che alcuni pazienti affetti da cancro sono più vulnerabili in determinati periodi. Alcuni tumori urologici, come il cancro del rene, possono portare a un disagio abbastanza immediato, mentre il disagio associato al cancro alla prostata e alla vescica può richiedere del tempo per colpire le persone e, forse, ha più a che fare con il ritorno dei pazienti alla vita normale e con i problemi che possono incontrare in questa fase.

 

«Questo importante lavoro mostra quanto può essere angosciante il cancro, ma mostra anche che ci possono essere fattori speciali associati ai tumori urologici che li rendono ancora più stressanti di altri tumori», ha dichiarato Il professor Hein van Poppel, segretario generale aggiunto dell’EAU. «Sembra che i tumori urologici possano influenzare il senso di sé dei pazienti in un modo diverso rispetto ad altri tumori».

 

Molti pazienti guariscono bene e non raggiungono lo stadio di disperazione o angoscia che li porta a pensare al suicidio, tuttavia, è necessario riconoscere che le cifre presentate riguardano la fase più acuta del disagio emotivo di cui comunque è necessario farsi adeguatamente carico. Questo disagio non sempre si ferma quando il cancro viene rimosso o contenuto, ed è per questo che è necessario garantire ai pazienti il supporto emotivo continuo e l'assistenza alla salute mentale come aspetto pienamente integrati nei piani di cura per il tumore.

Fonte:

Afshar M, Bardoli AD, Tanner J-R, et al. Patients with urological malignancy are 5 times more likely to commit suicide: A large national cohort study. Eur Urol Suppl. 2018; 17(2): e100.

 

Parkhill T. Major study shows x5 greater suicide rate in patients with urological cancers. European Association of Urology, European Association of Urology, comunicato stampa del 16 Marzo 2018.

 

European Association of Urology. EAU 2018: Survey Shows Greater Suicide Rate in Patients With Urologic Cancers (Ultimo accesso 01 Marzo 2019).

 

Potrebbe interessarti anche...

  • Dieta mediterranea e prevenzione oncologica

    La dieta mediterranea, grazie alla combinazione delle proprietà benefiche dei diversi alimenti, potrebbe prevenire il rischio di tumore. Uno studio dell’Università di Vienna esamina la letteratura scientifica sul tema.

  • Effetti positivi del canto

    Il benessere e l’umore possono incidere positivamente sulla risposta del paziente al tumore. Un esperimento britannico ha indagato i potenziali effetti benefici del canto.

  • Consumo di carni bianche e rischio tumorale: una meta-analisi

    Il World Cancer Reasearch Fund International sconsiglia il consumo di carni rosse e lavorate. Ma quali effetti hanno le carni bianche sul rischio di tumore alla prostata?