Tumore alla prostata: screening per diagnosi precoci

Tumore alla prostata: screening per diagnosi precoci

15 Marzo 2016

Uno studio ha cercato di valutare le conseguenze della raccomandazione della U.S. Preventive Services Task Force (USPSTF) di ridurre il ricorso al test del PSA per lo screening del tumore alla prostata.

Tumore alla prostata: screening per diagnosi precociLo screening basato sul marcatore antigene prostatico (PSA), fin dal suo esordio nel 1985 nella pratica diagnostica, è stato oggetto di discussione.
Negli anni Novanta, in particolare, si è assistito ad un significativo aumento nel numero di diagnosi di tumore alla prostata, attribuibile anche al fatto che il test del PSA era largamente utilizzato: se, da una parte, ciò ha comportato una riduzione del tasso di mortalità legata al cancro alla prostata, dall’altra ha tuttavia incentivato il numero di diagnosi e il ricorso a trattamenti spesso non necessari, come nel caso di forme tumorali indolenti.

 

Nel 2012 l’istituzione statunitense della U.S. Preventive Services Task Force (USPSTF) ha raccomandato di ridurre il ricorso regolare al test del PSA per lo screening del tumore alla prostata. Questa controversa decisione è stata giustificata dal fatto che sottoporsi con regolarità ad un simile esame poteva esporre i pazienti a sovra diagnosi e a trattamenti non necessari.

 

Due anni e mezzo dopo l’adozione ufficiale delle indicazioni dell’USPSTF, uno studio condotto da ricercatori del Center for Biomedical Statistics dell’University of Washington in collaborazione con il dipartimento di Urology and Renal Transplantation del Virginia Mason di Seattle ha cercato di valutarne le conseguenze.

 

L’analisi si è basata su dati raccolti tra il 2004 e il 2014; sono state confrontate le caratteristiche dei pazienti sottoposti ad agobiopsie transrettali ecoguidate nel periodo precedente e nel periodo successivo alla raccomandazione dell’USPSTF.

 

Tra i pazienti appartenenti al gruppo sottoposto ad agobiopsia, dopo la raccomandazione dell’USPSTF, è stata osservata una percentuale significativa di diagnosi di forme gravi della malattia e, al contrario, si sono ridotti i casi di tumore alla prostata di gravità media o bassa, ovvero curabili.

 

Sebbene il numero di biopsie si sia ridotto, i pazienti che si sottopongono ad agobiopsie transrettali ecoguidate sembrano mostrare molte più probabilità di ricevere una diagnosi di malattia ad alto rischio, mentre è probabilmente diminuita la rilevazione di tumori alla prostata a rischio intermedio, ovvero potenzialmente curabili. Se questo sicuramente influenza positivamente il numero di diagnosi e il ricorso a trattamenti non necessari, resta il timore che la diagnosi dei tumori curabili possa essere ritardata.

 

" I risultati di questo studio supportano la tesi secondo cui il declino dello screening basato sul PSA possa determinare una diagnosi tardiva , che potrebbe condurre a morti per cancro altrimenti evitabili", spiega John M. Corman del Virginia Mason di Seattle. "Rispetto ai pazienti che hanno subito biopsie nei 30 mesi precedenti la raccomandazione della USPSTF, quelli che le hanno subite nei 30 mesi successivi hanno mostrato un rischio relativo di diagnosi di tumore della prostata di stadio grave che risulta più elevato del 33%”.
In altre parole, la riduzione del numero di biopsie potenzialmente inutili sembra essere avvenuto a costo di un minore numero di tumori della prostata a rischio intermedio rilevato . Quindi, la preoccupazione principale dei ricercatori non è solo l'aumento del rischio di diagnosi di malattia ad alto rischio, ma, aspetto ancora più importante, l'occasione mancata di offrire un intervento terapeutico a pazienti con rischio intermedio.

 

Si tratta di risultati a sostegno della tesi secondo cui il test del PSA possa rappresentare uno strumento importante per una diagnosi precoce della malattia nelle forme più gravi e invasive, al fine di individuare il tumore alla prostata in fase iniziale e di ridurre il tasso di mortalità.
È importante evitare il ricorso alla biopsia quando non strettamente necessario, ma lo screening regolare del PSA, secondo questa ricerca, può rivelarsi statisticamente utile per intervenire in tempo ed evitare evoluzioni più gravi della malattia.
La vera sfida per i ricercatori resta quella di trovare metodologie di indagine diagnostica più accurate e meno invasive .

Fonte: Banerji JS, Wolff EM, Massman III JD, Odem-Davis K, Porter CR, Corman JM. Prostate
Needle Biopsy Outcomes in the Era of the U.S. Preventive Services Task Force
Recommendation Against PSA-Based Screening. J Urol. 2016; 195 (1): 66-73
Less Prostate Cancer Screening May Delay Treatment for Earlier Onset Cancers.

Elsevier.com, Press Release, 06/01/2016

 
 
 

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