Stress e scelte terapeutiche

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Stress e scelte terapeutiche

11 Maggio 2017

Lo stress e le emozioni legati alla diagnosi tumorale possono portare il paziente a scelte terapeutiche più aggressive e talvolta non necessarie

Stress e scelte terapeutiche Dopo una diagnosi tumorale il paziente è sottoposto a numerose emozioni che possono sfociare in una condizione di forte stress sia fisico che emotivo, come abbiamo analizzato in un precedente approfondimento.
Uno studio pubblicato sul Journal of Urology sostiene che, in queste situazioni di angoscia e paura, gli uomini con un tumore alla prostata siano portati a pensare che un trattamento aggressivo sia anche più efficace, esponendosi però, in certi casi, a terapie non necessarie.

 

Ricercatori della University at Buffalo e del Roswell Park Cancer Institute, guidati dalla Dottoressa Heather Orom, hanno ingaggiato 1.531 pazienti cui era stato diagnosticato da poco un tumore localizzato alla prostata.
Queste persone sono state sottoposte ad un questionario per misurare il loro livello di stress emotivo sulla base del Distress Termometer, un indicatore che attribuisce ad ogni risposta un valore da 0 (nessun tipo di stress) a 10 (stress molto elevato).

 

I risultati hanno evidenziato come lo stress emotivo attivato dalla diagnosi tumorale possa influenzare le decisioni del paziente rispetto alle terapie: sembra che, sconvolti dalla scoperta di avere un tumore, gli uomini preferiscano ricorrere subito alla chirurgia, invece di optare per opzioni meno invasive, come ad esempio la radioterapia e la sorveglianza attiva.
Il ricorso a misure terapeutiche drastiche è ancora più evidente nel caso di forme di tumore alla prostata a basso rischio, per cui la chirurgia non è necessaria e, anzi, aumenta il rischio di effetti collaterali come la disfunzione erettile e i disturbi della minzione.
In questi casi la malattia può progredire molto lentamente e può essere asintomatica, per cui talvolta i medici consigliano di aspettare e monitorare l’evoluzione del tumore con regolarità, così che il paziente possa mantenere una qualità di vita praticamente intatta. Eppure la scoperta di avere un tumore viene vissuta come una minaccia e in numerose circostanze i pazienti preferiscono intervenire subito per paura di conseguenze sul breve termine.

 

«C’è un certo interesse nel guidare il processo decisionale [del paziente] per evitare il sovratrattamento e assicurare che gli uomini abbiano a disposizione tutte le informazioni riguardo agli effetti collaterali per prendere decisioni consapevoli basate sulle loro preferenze e necessità. Non vogliamo che queste persone facciano delle scelte che rimpiangeranno in futuro» ha spiegato Heather Orom.

 

Comprendere cosa motiva le decisioni del paziente è molto utile per lo specialista che lo ha in carico e il medico di famiglia, due figure chiave nel processo decisionale dei pazienti e dei loro familiari.
Il medico deve essere preparato per sostenere il malato nel momento di maggiore fragilità, ovvero nel periodo immediatamente successivo alla diagnosi, e fornirgli tutte le informazioni necessarie perché possa decidere il percorso terapeutico più indicato alle proprie specificità ed esigenze.
Spesso è altrettanto fondamentale l’aiuto da parte di parenti ed amici, oltre al ricorso a strategie per la gestione dello stress.

 

Fonte: Orom H, Underwood W, Biddle C, Emotional Distress Increases the Likelihood of Undergoing Surgery among Men with Localized Prostate Cancer, J. Urol. 2017; 197 (2):350-355. doi: 10.1016/j.juro.2016.08.007

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