Stress e Prostata

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Stress e Prostata

30 Giugno 2015

Lo stress emotivo riduce l’efficacia della terapia farmacologica per la cura del carcinoma prostatico

Stress e ProstataÈ noto che una diagnosi di cancro provoca stress, tuttavia, sembra che i pazienti con cancro alla prostata mostrino livelli di ansia maggiori rispetto a pazienti aventi altre forme di cancro.

 

I ricercatori del Wake Forest Baptist Medical Center indicano che lo stress non è solo un effetto emotivo collaterale della diagnosi, ma può anche ridurre l’efficacia della terapia farmaceutica e accelerare lo sviluppo del cancro prostatico.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Journal of Clinical Investigation.

 

 Il team, guidato da George Kulik, D.V.M., Ph.D.,  professore associato di biologia tumorale, ha testato gli effetti dello stress comportamentale sul carcinoma prostatico in due diversi modelli  animali (topi).

Ciò che risulta da questi studi è che, se i topi vengono sottoposti a stress, le cellule tumorali non rispondono al farmaco e di conseguenza non vi è alcun arresto nella crescita del tumore stesso.

Dopo aver analizzato i dati, i ricercatori hanno identificato il meccanismo del segnale cellulare che viene attivato in condizioni d’ansia e che coinvolge l’epinefrina, un ormone conosciuto anche come adrenalina.

 

“Considerando che la diagnosi del cancro prostatico incrementa i livelli di stress e di ansia, l’attivazione della cascata del segnale indotta dallo stress potrebbe portare a un circolo vizioso di progressione del cancro e quindi ad un affaticamento ulteriore...” dice Kulik. E ancora “…siamo veramente all’inizio per comprendere le complesse interazioni esistenti tra carcinoma e stress. Speriamo che gli elementi di questo meccanismo che coinvolge l’adrenalina possano essere utilizzati come biomarkers per predire se e come un tumore diagnosticato risponda allo stress e  di conseguenza alle terapie anti-stress.”

 

 Il team di ricercatori sta proseguendo gli studi clinici per verificare, infine, se questo processo, identificato nei topi, agisce in modo simile nell’uomo.

Fonte: Science Daily

 
 
 

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