Sorveglianza Attiva nel tumore della prostata

Sorveglianza Attiva nel tumore della prostata

6 Giugno 2014

I dati per l’Italia sono positivi

Sorveglianza Attiva nel tumore della prostataIn Italia il numero di diagnosi di tumore della prostata è significativamente aumentato negli ultimi anni.

 

La diffusione del test del PSA tramite l’introduzione di iniziative di screening, ha portato all’aumento delle diagnosi di piccoli tumori poco aggressivi e ha certamente determinato una riduzione della mortalità riferibile a questa neoplasia, grazie all’identificazione precoce nelle forme più aggressive.

 

Come è risaputo, si tratta di una malattia che può assumere caratteristiche cliniche molto differenti.

 

Quindi, se da un lato appare evidente l’importanza di un trattamento tempestivo per le forme più aggressive, negli ultimi anni la classe medica si sta interrogando sulla necessità di intervenire sui tumori a rischio basso e molto basso (basso punteggio di Gleason o PSA inferiore a 10) con un trattamento “aggressivo” e immediato.

 

Con lo scopo di chiarire questo aspetto, sono nati dei protocolli di Sorveglianza Attiva, nei quali vengono arruolati pazienti con carcinoma prostatico a rischio basso e molto basso, che sono tenuti sotto stretta osservazione, ma non attuano nessuna terapia, fino a quando una cambiamento significativo della patologia porti a modificare la strategia di attesa in un intervento attivo.

 

Dal 2009 la SIUrO (Società Italiana di Urologia Oncologica) ha promosso anche in Italia questo approccio aderendo al protocollo europeo PRIAS (Prostate cancer International Active Survellaince) che aveva arruolato già più di 4000 pazienti.

 

I dati italiani a oggi raccolti sono in linea con quelli europei, rivelando che il 60-70% dei pazienti in sorveglianza attiva non avrà bisogno di un trattamento per tutto il corso della vita e che i pazienti avviati a un trattamento attivo dopo un periodo di osservazione, non muoiono a causa del tumore della prostata.

 

I dati sono quindi positivi, anche a fronte della grande disponibilità e adesione dei pazienti italiani; questo orientamento è quindi una realtà possibile che dovrebbe prevedere il coinvolgimento di più specialisti delle diverse discipline mediche interessate e che devono fare in modo che il paziente sia bene informato e possa comprendere al meglio la proposta terapeutica.

 
 
 

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