Prostatectomia radicale e disfunzione erettile

Prostatectomia radicale e disfunzione erettile

23 Marzo 2016

Uno studio italiano esamina la letteratura scientifica per fare il punto sul tema della disfunzione erettile in seguito a prostatectomia radicale.

La disfunzione erettile è un disturbo della sfera sessuale molto comune in pazienti con cancro prostatico che hanno subito un intervento di prostatectomia radicale.

 

Uno studio italiano, condotto da ricercatori del Dipartimento di Urologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e del Dottorato di Ricerca in Urologia dell’Università Magna Graecia di Catanzaro , ha esaminato la letteratura scientifica scandagliando le pubblicazioni cartacee e digitali sul tema della prevenzione e delle strategie di gestione della disfunzione erettile in funzione di caratteristiche del paziente prima, durante e dopo l’intervento che possono influenzare il recupero della funzionalità erettile.

 

Il primo punto da considerare riguarda il fatto che gli studi esistenti in letteratura non sono ancora in grado di definire in maniera univoca e puntuale quali siano gli standard da considerare normali per questo tipo di disfunzione sessuale nel periodo precedente e nel periodo successivo ad un intervento di prostatectomia radicale. Naturalmente sarebbe opportuno che venissero utilizzati strumenti psicometrici validati dalla comunità scientifica per misurare il grado di normalità e gravità della disfunzione erettile sia prima che dopo l’operazione.
Per questo motivo è molto importante che si stabilisca un dialogo esaustivo con il paziente riguardo alla reale presenza di una disfunzione erettile postoperatoria, soffermandosi su alcuni aspetti della sessualità del paziente. Tra questi merita attenzione la presenza di erezioni spontanee o assistite dal ricorso a farmaci, ma anche la differenza tra il concetto di ritorno allo stadio originale di erezione e quello di livello sufficiente a garantire un’attività sessuale soddisfacente.

 

Riuscire a comprendere queste problematiche legate alla vita sessuale del paziente e alle sue aspettative in merito, potrebbe aprire nuovi scenari per prevenire la disfunzione erettile post operatoria e per promuovere una adeguata ripresa di questa funzionalità.

 

Quali sono i fattori che possono contribuire al raggiungimento di questi obiettivi?
Sicuramente contano le caratteristiche individuali del paziente:

 

  • età;
  • funzionalità erettile in condizioni normali;
  • eventuale presenza di altre patologie in aggiunta al tumore alla prostata (comorbidità).

 

Possono, inoltre, influenzare la ripresa del paziente altri fattori che sono legati all’intervento:

 

 

Non bisogna sottovalutare neppure il ruolo del chirurgo, il numero di interventi simili che ha già eseguito e la sua abilità tecnica.

 

Numerosi dati preclinici e clinici mostrano come la riabilitazione e il trattamento tempestivo sono senza dubbio un’alternativa preferibile a quella di abbandonare il tessuto erettile al decorso post operatorio naturale .
Un altro argomento molto discusso in letteratura è il ruolo del trattamento della disfunzione erettile post operatoria nel caso specifico di pazienti che abbiano subito una prostatectomia radicale di tipo non-nerve sparing.
Risultati positivi sono stati osservati quando si è scelto con attenzione il tipo di intervento chirurgico più adatto sulla base delle caratteristiche individuali del paziente . Nonostante sia disponibile una vasta gamma di potenziali approcci per la riabilitazione dei tessuti, questi possono essere considerati soltanto delle strategie, poiché non esistono ancora evidenze incontrovertibili riguardo alla loro efficacia nel migliorare la ripresa naturale della disfunzione erettile.

 

Questa rassegna evidenzia come all’interno della letteratura medico-scientifica manchi la possibilità di definire un valore standard di normalità per la funzionalità erettile prima dell’operazione di prostatectomia radicale. Ma proprio per questo motivo è fondamentale che il medico sia capace di stabilire un dialogo attento con il paziente, per valutare se effettivamente sia presente una reale disfunzione erettile post operatoria, definirne l’entità e capire come misurare un ritorno allo stadio iniziale senza deludere le aspettative del paziente.

Fonte: Salonia A, Castagna G, Capogrosso P, Castiglione F, Briganti A, & Montorsi F. Prevention and management of post prostatectomy erectile dysfunction. Transl Androl Urol. 2015 4(4), 421–437.
http://doi.org/10.3978/j.issn.2223-4683.2013.09.10

 
 
 

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