Pedalare fa bene o fa male? Studi sulla prostata ce lo spiegano.

Pedalare fa bene o fa male? Studi sulla prostata ce lo spiegano.

22 Dicembre 2015

Non è detto che andare in bicicletta sia dannoso per i sintomi del tratto urinario inferiore e nemmeno per la disfunzione sessuale. Uno studio approfondisce questa incognita.

Pedalare fa bene o fa male? Studi sulla prostata ce lo spieganoPer anni si sono susseguite controversie riguardo l’influenza dell’attività ciclistica sul sistema genito-urinario. Andare in bici, per quanto attività fisica, ricreativa molto diffusa, è considerata da tempo nell’uomo causa di microtraumi perineali che possono indurre: addormentamento genitale, disfunzione erettile, infertilità, ematuria, priapismo ecc.

Lo studio di Dong gon Kim, effettuato su 22 ciclisti amatori koreani e 17 maratoneti amatori (gruppo di controllo), è stato ideato per determinare se gli individui che si cimentano nel ciclismo amatoriale risultano più predisposti alla comparsa di sintomi del tratto urinario inferiore e della disfunzione erettile.

La realizzazione dello studio nasce anche dal bisogno diffuso nella categoria sportiva dei ciclisti, di dare una risposta all’interrogativo medico legato alla loro passione sportiva.

Le informazioni cliniche sono state raccolte tramite questionari che includevano l’International Prostate Symptom Score (IPSS) e l’International Index of Erectile Function (IIEF), è stato poi eseguito anche un dosaggio del Prostate Specific Antigen (PSA), un uroflussogramma registrato, un’ecografia della loggia prostatica per via transrettale con valutazione del residuo vescicale post-minzionale.

Le conclusioni dello studio hanno indicato che non vi è un dato significativo che relaziona tale attività sportiva con i sintomi del tratto urinario inferiore e la disfunzione sessuale e sembra quindi smentire i possibili effetti negativi, sia sugli aspetti urologici che andrologici, in uomini che utilizzano la bicicletta in modo amatoriale.

Rimane però un dato reale nei ciclisti l’incidenza di addormentamento genitale e di altri micro traumi che rendono ancora aperta l’intera questione.

 

Fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3106169/

 
 
 

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