Obesità e diffusione del tumore alla prostata: nuove evidenze scientifiche

Obesità e diffusione del tumore alla prostata: nuove evidenze scientifiche

22 Febbraio 2016

Una recente ricerca francese pubblicata su Nature Communications ha indagato il rapporto di causa-effetto tra obesità e aggressività del tumore alla prostata.

Obesità e diffusione del tumore alla prostata: nuove evidenze scientificheChe l’aumento eccessivo di peso abbia conseguenze negative sulla salute è ormai accertato. Sappiamo, inoltre, che l’obesità è associata all’insorgenza di tumori più aggressivi, ma finora non era ancora stato identificato il meccanismo alla base di questa correlazione diretta tra obesità ed evoluzione del cancro prostatico.

 

Di questo si è occupata una recente ricerca, portata avanti dal Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) e dall’Institut de Pharmacologie et de Biologie Structurale della Université Toulouse III - Paul Sabatier, che ha riscontrato un aumento del rischio di diffusione del tumore alla prostata in pazienti obesi, identificando il meccanismo alla base di questo fenomeno.

 

I ricercatori, utilizzando un approccio sia in vitro che in vivo, hanno confrontato l’evoluzione della malattia in soggetti normopeso e in soggetti obesi. In questi ultimi, in particolar modo, è stata riscontrata una maggiore aggressività del tumore, che si è diffuso più rapidamente verso altre zone dell’organismo. Lo studio ha individuato proprio nel tessuto adiposo che circonda la prostata la causa principale della migrazione delle cellule tumorali verso l’esterno.

 

In passato si era già ipotizzato un rapporto di causa-effetto tra obesità e forme più gravi di cancro, ma questa ricerca ha cercato di fornire una spiegazione più dettagliata del fenomeno: in situazioni di obesità, infatti, gli adipociti contenuti nel tessuto adiposo periprostatico (PPAT) secernono maggiori quantità di proteina CCL7. In presenza di cancro alla prostata, la CCL7 attrae il recettore CCR3, che si trova sulla superficie delle cellule tumorali, e la loro interazione rende più agevole e rapida la diffusione della malattia dalla zona periprostatica verso il resto dell’organismo. Quando questo legame CCR3/CCL7 viene inibito, la probabilità che il tumore si sviluppi fuori dalla prostata si riduce, dimostrando l’esistenza di una correlazione tra obesità e forme più aggressive della malattia.

 

I risultati di questo studio lasciano intravedere nel lungo periodo nuove possibilità terapeutiche, specialmente nell’ottica di ridurre l’aggressività del cancro della prostata in pazienti obesi continuando a lavorare su molecole in grado di colpire il recettore CCR3.

 

Ma, soprattutto, sono dati che ci fanno porre l’attenzione sull’obesità come fattore di rischio per il cancro alla prostata. Nelle sue fasi iniziali, quando è più curabile, il cancro della prostata è spesso asintomatico, dunque in questi casi la consapevolezza del rischio può essere fondamentale. Sappiamo già che gli uomini con più di 50 anni, neri o con una storia familiare di cancro alla prostata hanno maggiore probabilità di sviluppare la malattia; grazie a questo studio possiamo ricordare che anche essere in sovrappeso può rappresentare un importante segnale di allerta.

 

Infine, questi risultati ci pongono di fronte ad un’altra significativa prova del fatto che una dieta a basso contenuto di grassi e uno stile di vita sano siano da considerarsi il modo migliore per prendersi cura di se stessi oltre che validi alleati nella lotta contro la diffusione delle cellule tumorali a partire dalla prostata.

Fonte: Laurent, V. et al. Periprostatic adipocytes act as a driving force for prostate cancer progression in obesity. Nat. Commun. 7:10230 doi: 10.1038/ncomms10230 (2016).

 
 
 

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