Monitorare la sopravvivenza oncologica

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Monitorare la sopravvivenza oncologica

22 Maggio 2018

Lo studio CONCORD-3, pubblicato sulla rivista Lancet, valuta il tasso di sopravvivenza oncologica per capire l’impatto delle politiche di prevenzione e dei sistemi di cura sul controllo dei tumori.

Marito e moglie in cucina

I tumori sono una delle principali cause di mortalità a livello mondiale e le diagnosi sono in crescita. Secondo una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista britannica The Lancet, la sopravvivenza dei pazienti oncologici varia sensibilmente in base all’ area geografica. Questo studio, chiamato CONCORD e arrivato al suo terzo ciclo, si propone di valutare l’efficacia dei sistemi sanitari mondiali e le politiche di controllo dei tumori utilizzando come metrica la sorveglianza globale della sopravvivenza netta dei pazienti oncologici a 5 anni dalla diagnosi.

 

Il programma più recente, CONCORD-3 appunto, ha analizzato i dati di sopravvivenza di oltre 37,5 milioni di pazienti provenienti da 71 Paesi, per un periodo di 15 anni (dal 2000 al 2014). Sono stati valutati, attraverso più di 300 registri tumori, 18 tipi di neoplasie, che corrispondono al 75% di tutti i tumori diagnosticati ogni anno nel mondo e sono: esofago, stomaco, colon, retto, fegato, pancreas, polmone, mammella, cervice uterina, ovaio, prostata e melanoma cutaneo nei pazienti adulti, e tumore dell’encefalo, leucemie e linfomi in adulti e bambini. CONCORD-3 rappresenta, quindi, lo studio più ampio e aggiornato sul tasso di sopravvivenza oncologica, e si basa sui dati di circa due terzi della popolazione mondiale (alcune nazioni sono state escluse dal programma, perché non disponevano di dati statisticamente sufficienti per valutare i trend).

 

La sopravvivenza netta a 5 anni dalla diagnosi si è confermata, ancora una volta, più alta negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, in Nuova Zelanda, in Finlandia, in Islanda, in Norvegia e in Svezia. In generale, tuttavia, il tasso di sopravvivenza oncologica sta migliorando a livello mondiale. Tumori quali il cancro al fegato e ai polmoni - definiti “quick killers” - rimangono tra i più aggressivi in tutto il mondo, sia nei Paesi più ricchi che in quelli più poveri, anche se il tasso di sopravvivenza è leggermente migliorato negli ultimi vent’anni (in media di circa +5%). Il dato più positivo riguarda, infine, i tumori al seno: in Australia e Stati Uniti la sopravvivenza a 5 anni delle pazienti sale al 90%.

 

«Monitorare regolarmente i trend globali di sopravvivenza oncologica è fondamentale per valutare l’efficacia complessiva dei sistemi sanitari mondiali, e per aiutare i politici a pianificare strategie migliori per il controllo dei tumori», ha dichiarato Claudia Allemani della London School of Hygiene & Tropical Medicine, principale autrice e coordinatrice di CONCORD-3. «Tuttavia, l’insufficienza e la scarsa attendibilità dei dati impediscono ai governi di comprendere la reale natura e rilevanza dei problemi di salute pubblica conseguenti all’aumento dei tumori. Ciò lascia i governi poco attrezzati per sviluppare politiche nazionali di prevenzione oncologica che si tradurrebbero in miglioramenti effettivi della sopravvivenza dei pazienti».

 

A dimostrazione dell’importanza di questo studio, dal 2017 anche l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) si basa sui dati del programma CONCORD per misurare la sopravvivenza oncologica e attribuire un punteggio di qualità ai sistemi sanitari di 48 Paesi nel mondo.

 

Come sottolineano i ricercatori a conclusione dello studio, l’obiettivo è quello di fare in modo che i governi riconoscano i registri tumori della popolazione quali strumenti indispensabili per valutare l’impatto delle politiche di prevenzione, ma anche l’efficacia dei sistemi sanitari nel fornire assistenza ai pazienti oncologici.

 

«I governi devono riconoscere i registri tumori come strumenti utili per la salute pubblica, in quanto producono un flusso continuo di informazioni preziose sia per quanto riguarda l’impatto delle strategie di prevenzione oncologica sia per quanto riguarda l’efficacia dei sistemi sanitari, e a un costo veramente basso», prosegue Claudia Allemani. «In Europa, il costo per la registrazione di un caso [di tumore] è più basso rispetto al costo di una radiografia del torace, e, senza queste informazioni, i ministeri della salute non hanno armi adeguate per il controllo dei tumori».

 

Fonte:

Allemani C, Matsuda T, Di Carlo V, et al. Global surveillance of trends in cancer survival 2000–14 (CONCORD-3): analysis of individual records for 37 513 025 patients diagnosed with one of 18 cancers from 322 population-based registries in 71 countries. Lancet, 2018; piiS0140-6736(17): 33326-3. doi: 10.1016/S0140-6736(17)33326-3. PMID: 29395269

Allemani C, Matsuda T, Di Carlo V, et al. Sorveglianza globale dei trend temporali di sopravvivenza oncologica nel periodo 2000-2014 (CONCORD-3): analisi dei dati individuali di 37,513,025 pazienti da 322 registri di popolazione in 71 paesi. CONCORD-3. Lancet, Italian abstract.

 

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