L’olfatto canino come strumento diagnostico

L’olfatto canino come strumento diagnostico

15 Novembre 2016

Una ricerca italiana dimostra che i cani riuscirebbero a fiutare la presenza di tumore alla prostata nelle urine del paziente, e apre nuove possibilità per la diagnostica.

L’olfatto canino come strumento diagnosticoGli strumenti a disposizione per lo screening del tumore alla prostata sono sempre più sofisticati e precisi, ma possono risultare invasivi o, in alcuni casi, rischiano di sottoporre i pazienti con forme indolenti della malattia a trattamenti non necessari, come illustrato in un precedente articolo.

 

Una ricerca tutta italiana, in corso dal 2012 e già presentata all'American Urological Association, ha sperimentato l’utilizzo dell’olfatto canino per l’individuazione del tumore alla prostata. I ricercatori hanno impiegato cani addestrati per valutare quanto il loro olfatto era preciso nel riconoscere composti volatili organici specifici del tumore alla prostata presenti in alcuni campioni di urine.
I cani oggetto di questo studio sono pastori tedeschi e pastori belga Malinois addestrati dal Centro Militare Veterinario di Grosseto (CeMiVet).
Il principale autore di questa ricerca, l’urologo Gian Luigi Taverna, responsabile della divisione di Patologia prostatica della clinica Humanitas di Rozzano, ha spiegato così le motivazioni alla base dello studio: «Ho deciso di iniziare la collaborazione con l’Esercito perché i professionisti del Centro Militare Veterinario dell’Esercito hanno un’esperienza unica nel loro settore, di valenza internazionale. La delicatezza dell’argomento e l’impatto scientifico che avrebbero determinato i risultati, imponevano, dal mio punto di vista, il massimo dell’attendibilità e della serietà professionale nella scelta dei cani e degli addestratori, nel controllo sistematico delle procedure e nel rigore scientifico».
L’attendibilità di questa ricerca è stata confermata dalla pubblicazione su due delle più prestigiose riviste di settore, il Journal of Urology e Nature.

 

Sembra che i cani, se opportunamente addestrati, possano riconoscere il tumore alla prostata annusando le urine del paziente con una precisione del 98%, contro un’accuratezza del 35% dell’antigene prostatico specifico (PSA) associato al primo campionamento bioptico della prostata.
La ricerca vuole ora individuare le molecole responsabili dell’alterazione dell’odore delle urine dei pazienti oncologici e chiarire quale sia il metabolismo neoplastico cellulare alla base di questo fenomeno. L’obiettivo è, infatti, quello di creare uno strumento diagnostico affidabile capace di sostituire il fiuto canino.

Fonte: Taverna G et al., Olfactory system of highly trained dogs detects prostate cancer in urine samples, J. Urol. 2015 Apr; 193(4): 1382-7. doi: 10.1016/j.juro.2014.09.099.

 

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