Interventi di prostatectomia radicale a confronto

Interventi di prostatectomia radicale a confronto

27 Marzo 2017

La chirurgia robotica per l’asportazione della prostata ridurrebbe le perdite ematiche nei pazienti obesi, favorendo una ripresa post-operatoria più rapida. I risultati di uno studio pubblicato su Current Urology.

Tumore alla prostata: gradi e severitàLa prostatectomia radicale può essere eseguita a cielo aperto, praticando un’incisione nella zona dell’addome o del perineo del paziente, oppure in laparoscopia, ovvero mediante l’inserimento, attraverso piccole incisioni nell’addome, di una videocamera e di strumenti chirurgici.
In alcuni casi la laparoscopia viene eseguita con l’aiuto di apparecchiature robotiche, che traducono in tempo reale e con la massima precisione i movimenti del polso e della mano del chirurgo in movimenti del braccio meccanico. Lo specialista osserva le azioni del robot attraverso uno schermo 3D che presenta immagini ingrandite e in alta definizione.

 

I pazienti obesi sono i più complessi da operare, soprattutto a causa delle comorbidità in atto, tra cui le più diffuse nell’anziano sono i problemi cardiaci, le apnee notturne e il diabete. In questi casi diventa spesso necessario ricorrere a trasfusioni di sangue in sede operatoria e le complicanze sono più frequenti, per cui di solito la degenza ospedaliera si rivela più lunga rispetto a quella dei pazienti normopeso.

 

Un recente articolo pubblicato su Current Urology ha sintetizzato i risultati di uno studio del Loyola University Chicago Stritch School of Medicine su un campione di 9.108 pazienti obesi sottoposti a prostatectomia radicale, ovvero all’intervento di asportazione della prostata. Nel 60,4% dei casi esaminati l’operazione era stata di tipo robot-assistito, contro il 39,6% di interventi a cielo aperto.

 

Dal confronto tra i due gruppi è emerso come i pazienti obesi sottoposti a laparoscopia robot-assistita hanno avuto meno necessità di trasfusioni (83% in meno rispetto a chi è stato operato con intervento a cielo aperto) e un periodo di degenza post-operatoria più rapido (72% in meno di degenze prolungate in ospedale).
Tuttavia, la chirurgia robotica non ridurrebbe in alcun modo il rischio di complicanze e di possibili infezioni.

 

Tuttavia, come tengono a precisare i ricercatori, guidati dal Dottor Gopal Gupta, assistente del dipartimento di Urologia della Loyola University, se è pur vero che la laparoscopia robot-assistita consente una migliore ripresa in pazienti complessi come gli uomini obesi, i due tipi di interventi di prostatectomia radicale hanno dimostrato di avere lo stesso tipo di risultati, per cui sono da considerarsi intercambiabili. La scelta del tipo di intervento più idoneo dipenderà dalla valutazione dell’urologo e dall’inclinazione del chirurgo, oltre che dalla specificità del paziente.

 

Per maggiori informazioni sulle tecniche chirurgiche disponibili per l’asportazione della prostata, potete consultare la pagina di questo sito relativa alla chirurgia.

Fonte: Ellimoottil C, Roghmann F, Blackwell R, Kadlec A, Greco K, Quek ML, Sun M, Trinh QD, Gupta G, Open Versus Robotic Radical Prostatectomy in Obese Men, Current Urology 2015; 8(3): 156-161. doi: 10.1159/000365708

Ritter J, In Obese Prostate Cancer Patients, Robotic Surgery Reduces Risk of Blood Loss and Prolonged Hospital Stays, Loyola Medicine, 24 Maggio 2016

In obese prostate cancer patients, robotic surgery reduces risk of blood loss, ScienceDaily, 20 Maggio 2016

 

Potrebbe interessarti anche...

  • Chirurgia tradizionale o robotica?

    Un confronto tra la chirurgia tradizionale e la chirurgia robotica per il trattamento del tumore alla prostata, per capire quale delle due opzioni sia più efficace e quale garantisca una migliore qualità di vita del paziente.

  • Vasectomia e rischio di tumore alla prostata

    In passato alcune ricerche hanno osservato un aumento del rischio di tumore alla prostata per gli uomini vasectomizzati. Nuove ricerche smentiscono questo legame.

  • L’imaging molecolare nel tumore prostatico

    Gli strumenti diagnostici più avanzati di imaging molecolare lasciano intravedere nuovi scenari per la cura e il monitoraggio del tumore alla prostata. Uno studio della University of Oxford.