Il monitoraggio del paziente nella sorveglianza attiva

Il monitoraggio del paziente nella sorveglianza attiva

18 Ottobre 2016

Secondo uno studio della University of California, sarebbero in aumento i pazienti che optano per la sorveglianza attiva, ma non si sottopongono ad esami e visite con regolarità.

Il monitoraggio del paziente nella sorveglianza attivaSono in aumento gli uomini che, dopo una diagnosi di tumore alla prostata a basso rischio, scelgono la sorveglianza attiva invece di sottoporsi a trattamenti potenzialmente più aggressivi, che comportano possibili effetti collaterali come ad esempio la disfunzione erettile ed urinaria.

 

Eppure anche la sorveglianza attiva, come dice la parola stessa, deve essere “sorvegliata”: per la sicurezza del paziente, è opportuno che il medico abbia sotto controllo costante l’evoluzione della malattia, per cui è necessario sottoporsi ad esami e visite con regolarità.

 

Gli esami più frequenti in questi casi sono il test del PSA e l’esplorazione digito rettale, ma possono essere affiancati anche dalla risonanza magnetica e dalla biopsia.

 

Il monitoraggio delle condizioni del paziente aiuta il medico a capire quando è necessario intervenire e quali trattamenti sono più indicati.

 

Uno studio della University of California in collaborazione con il Los Angeles Health Sciences ha esaminato i documenti clinici del periodo 2004-2009 di 37.687 uomini con tumore alla prostata: di questi, solo il 10% aveva preferito un regime di sorveglianza attiva, ma soltanto un piccolo gruppo (4,5%, ovvero 166 uomini) si era sottoposto regolarmente ai controlli e agli esami suggeriti dal medico.

 

«È una scoperta molto importante, perché suggerisce che, prima di scegliere la sorveglianza attiva come opzione per la gestione del cancro alla prostata, sia il medico che il paziente dovrebbero concordare dei follow-up regolari per monitorare da vicino il tumore», ha dichiarato Karim Chamie, co-autore di questo studio e direttore del Bladder Cancer Program alla University of California.

 

«Quello che abbiamo trovato più sconcertante è che era più probabile che fossero i pazienti sottoposti a trattamenti aggressivi per il loro tumore alla prostata a fare esami di routine e visite con i loro medici, piuttosto che quelli che non ricevevano alcun trattamento. In altre parole, coloro che venivano curati con trattamenti aggressivi erano seguiti più attentamente rispetto ai pazienti il cui tumore non veniva trattato in alcun modo» ha aggiunto.

 

Secondo i ricercatori, inoltre, con il trascorrere del tempo si assiste ad un lieve aumento nella frequenza dei follow-up clinici.
È tuttavia importante, come dimostra questo studio, comprendere l’effettivo impatto della sorveglianza attiva sui pazienti dal punto di vista qualitativo ed indagare in maniera approfondita le dinamiche alla base del processo decisionale che conducono alla scelta della sorveglianza attiva rispetto alle altre opzioni terapeutiche.

Fonte: Chamie K, Williams SB, Hershman DL, Wright JD, Nguyen PL, Hu JC, Population-Based Assessment of Determining Predictors for Quality of Prostate Cancer Surveillance, Cancer 2015; 121 (23): 4150-4157. doi: 10.1002/cncr.29574

Philippou Y, Raja H, Gnanapragasam VJ, Active Surveillance of Prostate Cancer, BMC Urol. 2015; 15 (52). doi: 10.1186/s12894-015-0049-y

University of California - Los Angeles Health Sciences, Men who forgo aggressive treatment for prostate cancer don't receive appropriate monitoring, UCLA Newsroom, 1 Dicembre 2015

 

Potrebbe interessarti anche...

 
 

Questo sito utilizza cookie di profilazione (propri o di altri siti) per inviarti pubblicitá in linea con le tue preferenze.

Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.

Se accedi a un qualunque elemento sottostante questo banner acconsenti all’uso dei cookie.

Ok