Il caregiver: l’impatto della malattia sulle mogli

Il caregiver: l’impatto della malattia sulle mogli

11 Giugno 2018

Chi si prende cura del paziente con tumore alla prostata è di solito il partner. Il benessere del caregiver dovrebbe diventare uno dei parametri in base ai quali giudicare pro e contro delle terapie.

Un uomo con sua moglie

La ricerca scientifica ha ampiamente esaminato l’impatto emotivo e psicologico che il tumore alla prostata ha sui pazienti, e le conseguenze che produce. Fino ad ora, però, è stato trascurato il ruolo dei caregiver, in particolare delle mogli, che assistono il marito con carcinoma della prostata nel suo percorso di cura e riabilitazione, oltre che nella gestione quotidiana di appuntamenti, impegni, visite e problemi di natura pratica.

 

Per la prima volta è stato presentato alla conferenza di Copenhagen della European Association of Urology (EAU) uno studio sulle mogli di uomini con tumore alla prostata metastatico e in terapia ormonale. I ricercatori ‒ un team danese dell’ Herlev-Gentofte Hospital coordinato da Peter Østergren e Jeanne Avlastenok ‒ si sono concentrati su una forma oncologica molto particolare, il carcinoma prostatico avanzato, le cui metastasi si sono diffuse ad altre parti del corpo, un tumore che, di solito, viene trattato per rallentarne la crescita, ma che difficilmente è curabile.

 

I pazienti nel gruppo di studio erano sottoposti ad una terapia che produceva effetti collaterali quali fatigue, debolezza e calo della libido. Le loro mogli, il vero focus di questo studio, sono state intervistate per capire se la malattia del coniuge avesse avuto dei risvolti anche sul loro benessere psicologico e fisico, e come avesse modificato la loro vita. Il 46% di queste donne ha confermato che i problemi di salute del marito hanno influenzato negativamente la loro stessa salute.

 

Molte di loro hanno confermato di sentirsi isolate, perché a livello sociale non si sentivano più una coppia, il marito malato non partecipava più attivamente alla vita di tutti i giorni. Inoltre avevano paura di restare sole, anche all’interno della loro relazione, non potendo condividere con il marito le loro preoccupazioni e angosce, perché dovevano mostrarsi forti di fronte alla malattia. La più grande paura, condivisa da tutte le donne intervistate, era la possibilità che il dolore del coniuge aumentasse con il progredire del tumore.

 

Le mogli erano, poi, preoccupate per il futuro, per i cambiamenti derivanti dall’avanzare del tumore: in queste circostanze, il loro ruolo era cambiato, dovendosi occupare anche dei compiti che prima erano di competenza del partner. Questo nuovo ruolo, con le responsabilità e le incombenze che ne derivavano, rappresentava un vero e proprio stravolgimento della loro routine.

 

Il limite di questo studio, per ammissione degli stessi ricercatori, è che il campione di donne intervistate fosse ridotto quantitativamente, ma si è trattato comunque di un’analisi significativa per l’argomento mai affrontato prima e per l’importanza attribuita al lavoro qualitativo su un gruppo ben definito.

 

Il Professor Hein van Poppel, segretario generale aggiunto della EAU, ha commentato così la ricerca: «Molti pazienti con tumore della prostata hanno momenti difficili, sia fisicamente che emotivamente, e questo lavoro mostra che questa condizione di stress può colpire e riversarsi sulle mogli e compagne. Ciò non giova a nessuno di loro. Il benessere mentale ed emozionale deve essere parte del modo in cui noi giudichiamo un trattamento, e dobbiamo provare ad assicurare che sia i pazienti che i loro partner ricevano il supporto di cui entrambi necessitano».

 

 

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