Gli effetti collaterali a lungo termine

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Gli effetti collaterali a lungo termine

4 Luglio 2018

La fatigue percepita dai pazienti oncologici potrebbe durare per decenni anche dopo i trattamenti. Ricercatori della Johns Hopkins University hanno provato a misurare il livello di fatigue anche in relazione all’invecchiamento.

I progressi della Medicina permettono uno spettro sempre più ampio di cure, tanto che alcuni tipi di tumore vengono gestiti oggi al pari di malattie croniche, che devono essere monitorate ma vengono mantenute silenti per anni. L’aspettativa di vita aumenta, così come cresce il numero di persone che sopravvivono ad un tumore, tuttavia non possono essere trascurati gli impatti negativi che i trattamenti antitumorali hanno sui pazienti, anche a distanza di tempo.

 

La fatigue è uno degli effetti collaterali più frequenti riferiti dai pazienti oncologici. E questa condizione potrebbe durare più a lungo del previsto, come ha osservato uno studio a lungo termine sull’invecchiamento condotto da ricercatori della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora e pubblicato sulla rivista Cancer.

 

La principale complessità di questo studio è stata quella di misurare il grado di fatigue in maniera obiettiva, pur trattandosi di una condizione soggettiva e fortemente influenzata da fattori esterni. Per farlo, i ricercatori hanno utilizzato i dati raccolti nell’ambito del Baltimore Longitudinal Study of Aging, un progetto americano che dura dal 1958 e consiste nella registrazione dei dati clinici dei partecipanti, raccolti durante controlli medici periodici.
Tra gli esami proposti, dal 2007 è stato introdotto anche un test da sforzo con l’utilizzo di tapis roulant: viene chiesto ai partecipanti di camminare piano per 5 minuti, per verificare il livello di stanchezza e fatica percepita.

 

I ricercatori hanno esaminato un campione ben caratterizzato di 1.665 individui, il 20% dei quali sopravvissuto ad un tumore.
Analizzando i dati clinici e ricalibrandoli in base ad età, sesso, indice di massa corporea e comorbidità, hanno potuto osservare come il gruppo dei sopravvissuti al tumore aveva un rischio di 1.6 volte maggiore di sperimentare un livello elevato di fatigue percepita. Nei soggetti con più di 65 anni, questo rischio risultava aumentato di 5.7 volte, vale a dire che la fatigue aumenta sensibilmente con l’avanzare dell’età, ma anche una storia oncologica pregressa ha una certa rilevanza in questo senso.

 

I pazienti sopravvissuti al tumore, in media, camminavano più lenti rispetto agli altri partecipanti che non avevano mai avuto un tumore: per coprire un percorso di 400 metri impiegavano circa 14 secondi in più.
Una storia di tumore, quindi, risulterebbe associata ad una maggiore fatigue, i cui effetti peggiorerebbero ulteriormente con l’invecchiamento.

 

«L’obiettivo principale del trattamento oncologico è la sopravvivenza, ma studi come questo suggeriscono che abbiamo bisogno di esaminare anche gli effetti a lungo termine sulla salute e la qualità di vita» ha spiegato Jennifer A. Schrack, professore associato di Epidemiologia della Johns Hopkins University e una delle ricercatrici coinvolte in questa analisi. «L’obiettivo sul lungo periodo è che i medici e i pazienti siano in grado di considerare questi effetti a lungo termine quando decidono come trattare differenti tipi di tumore».

 

Questa ricerca ha gettato le basi per esaminare con più attenzione gli effetti collaterali dei trattamenti antitumorali, ma è necessario estendere gli studi a gruppi quantitativamente più ampi di popolazione e studiarne le conseguenze in base al tipo di tumore, al tipo di trattamento e ad altri fattori concomitanti.

Fonte:

Gresham G, Dy SM, Zipunnikov V, et al. Fatigability and endurance performance in cancer survivors: Analyses from the Baltimore Longitudinal Study of Aging. Cancer, 2018 Mar 15; 124(6): 1279-1287. doi: 10.1002/cncr.31238. PMID: 29419879

 

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