Come comunicare quando interrompere lo screening per il cancro

Come comunicare quando interrompere lo screening per il cancro

19 Novembre 2018

Uno studio, su JAMA Internal Medicine, si è chiesto cosa pensano gli anziani quando sono posti di fronte alla possibilità di interrompere lo screening per il cancro nel momento in cui l'aspettativa di vita diventa limitata e in che modo preferiscono discuterne con i loro medici.

Una coppia di anziani

Negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza che molte persone che presentano una malattia ad uno stadio avanzato o condizioni mediche multiple continuano a ricevere screening del cancro senza che questo porti loro benefici sostanziali. Spesso si tratta di test di screening che presentano sia un onere economico sia pratico, a causa della cascata di interventi che consegue un risultato positivo del test.
Questa consapevolezza ha portato ha interrompere lo screening del cancro quando non necessario considerando i rischi e i benefici per i singoli pazienti e comunicando efficacemente con il paziente le situazioni e quadri clinici in cui i benefici non sono più maggiori dei rischi.
Alcune linee guida sullo screening cominciano a delineare le situazioni in cui lo screening per il cancro dovrebbe essere individualizzato in base a fattori come età, comorbidità o aspettativa di vita. Altre raccomandazioni sottolineano che le prove non sono sufficienti per effettuare un test di screening per persone di età molto anziane. In particolare, il movimento Choosing Wisely, che mira a ridurre il ricorso a troppi esami di screening inutili, dice chiaramente di: “Non raccomandare lo screening per il cancro in adulti che hanno un'aspettativa di vita inferiore a 10 anni”.

 

Ed è questo il tema al centro di uno studio, pubblicato su JAMA Internal Medicine, che si è chiesto cosa gli anziani pensassero posti di fronte alla possibilità di interrompere lo screening per il cancro nel momento in cui l'aspettativa di vita diventa limitata e in che modo preferissero discuterne con i loro medici.

 

Interrompere lo screening per il cancro: cosa pensano i pazienti?

 

Un’intervista qualitativa, realizzata con 40 adulti con più di 65 anni, per un'età media di 75,7 anni, da quattro centri della Johns Hopkins, ha indagato le preferenze di comunicazione riguardo ai test di screening per tre tumori: seno, prostata e colon-retto. In particolare, ha indagato le opinioni e le preferenze riguardanti la cessazione dello screening del cancro in questa popolazione in cui l'aspettativa di vita era inferiore a 10 anni per quasi la metà del target. Gli intervistatori hanno specificamente dichiarato che potrebbero passare fino a 10 anni prima che un cancro cresca al punto da causare problemi di salute, e che qualcuno che non vivrà 10 anni non può beneficiare e addirittura può essere danneggiato dallo screening.

 

Interrompere lo screening per il cancro ma senza parlare di aspettativa di vita

 

L’intervista ha identificato tre temi chiave, facendo emergere, innanzitutto, che molti partecipanti erano ben disposti a interrompere lo screening per il cancro nel contesto di una relazione di fiducia con il loro clinico, mostrando anche gratitudine al proprio medico.
In secondo luogo, è emersa una comprensione limitata del ruolo dell'aspettativa di vita nell'individuare le scelte di fare o meno un test di screening, e la maggior parte dei partecipanti si è opposta a un'affermazione che scegliesse saggiamente di sostenere lo screening nel contesto di un'aspettativa di vita limitata. Infine, i partecipanti seppure mostrassero un atteggiamento positivo di fronte alle raccomandazioni che indicavano di cessare lo screening sulla base della valutazione della salute individuale, non tutti hanno pensato che l'aspettativa di vita dovesse essere considerata.

 

Sebbene quasi la metà dei partecipanti (47,5%) avesse un'aspettativa di vita minore o uguale a 10 anni e il 20% minore di 4 anni, le dichiarazioni sull'aspettativa di vita non erano ben comprese né gradite, molti dei partecipanti sono stati meno ricettivi a ciò che hanno percepito come dichiarazioni dure e negative sui benefici e sull'aspettativa di vita. Quasi universalmente preferivano affermazioni basate su un linguaggio positivo e gentile come “questo test non ti aiuterà a vivere più a lungo” al posto di “potresti non vivere abbastanza a lungo da trarre beneficio da questo test”.
Per quanto la differenza nel linguaggio possa sembrare sottile, nella percezione dei partecipanti emerge chiaramente una differenza sostanziale tra discutere di una possibilità di non beneficio contro una dichiarazione che riguarda la loro probabile morire.

 

Dalla ricerca è emerso dunque che molti anziani preferiscono non discutere dell'aspettativa di vita nel momento in cui prendono in considerazione assieme al proprio medico la possibilità di interrompere lo screening per il cancro, nonostante le raccomandazioni di molte linee guida e la pratica clinica la indichino come una motivazione forte. Le preferenze emerse possono aiutare a informare le future discussioni sullo screening perché un’attenta comunicazione è fondamentale per un processo decisionale informato: per ottimizzare lo screening del cancro negli anziani, secondo le indicazioni delle linee guida, resta importante delineare meglio approcci incentrati sul paziente per discutere la cessazione dello screening quando l'aspettativa di vita è limitata.

Fonte:

Schoenborn NL, Lee K, Craig E, et al. Older Adults’ Views and Communication Preferences About Cancer Screening Cessation. JAMA Intern Med. 2017; 177(8): 1121-1128. doi:10.1001/jamainternmed.2017.1778 https://jamanetwork.com/journals/jamainternalmedicine/fullarticle/2630754

 

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