Chirurgia tradizionale o robotica?

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Chirurgia tradizionale o robotica?

3 Novembre 2016

Un confronto tra la chirurgia tradizionale e la chirurgia robotica per il trattamento del tumore alla prostata, per capire quale delle due opzioni sia più efficace e quale garantisca una migliore qualità di vita del paziente.

Chirurgia tradizionale o robotica?La chirurgia robotica è considerata all’avanguardia e, nella percezione comune, sia i medici che i pazienti pensano che possa ottenere risultati migliori rispetto alla chirurgia tradizionale, soprattutto perché viene intesa come meno invasiva.
È davvero così? A provare a rispondere a questa domanda sono stati alcuni ricercatori australiani che, in uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet, hanno confrontato i risultati ottenuti dalle due tecniche.

 

La chirurgia robotica è stata adottata per il trattamento del tumore alla prostata a partire dal 2000, soprattutto nel caso della prostatectomia laparoscopica.
Esistono, tuttavia, numerosi chirurghi che praticano la prostatectomia a cielo aperto, con tecniche tradizionali e senza assistenza robotica.

 

I ricercatori hanno voluto confrontare i risultati ottenuti dalle due tipologie di intervento, per capire se esistono evidenze statistiche che portano l’una a prevalere sull’altra.
La loro valutazione si è basata su tre elementi:

 

  • qualità di vita, ovvero eventuali effetti collaterali tra cui disfunzioni urinarie e sessuali;
  • risultati oncologici, in altre parole l’esito positivo o negativo dell’intervento nel trattamento del tumore;
  • sopravvivenza dei pazienti.

 

Questi parametri sono stati esaminati a distanza di 12 settimane e, successivamente, di 24 mesi dall’intervento su 308 pazienti: 157 di loro sono stati sottoposti a chirurgia robotica, 151 invece a prostatectomia radicale retropubica.
Non sono emerse differenze significative tra i due gruppi di studio: i media i pazienti operati con tecniche tradizionali hanno trascorso un periodo di ricovero ospedaliero più lungo, ma entrambi i gruppi si sono assentati dal lavoro per lo stesso tempo, perché la riabilitazione è stata ugualmente intensa.
Nel periodo immediatamente successivo all’intervento, i pazienti operati con tecniche computerizzate riferivano una migliore qualità di vita e provavano meno dolore, ma queste differenze sono scomparse a distanza di circa tre mesi. Non sono emerse differenze tra i due gruppi per quanto riguarda i possibili effetti collaterali e i risultati nella cura della patologia.

 

«Ci saremmo aspettati risposte migliori in termini di qualità di vita nel breve periodo (6 e 12 settimane) per la prostatectomia robotica, soprattutto per le funzioni urinarie, sessuali e vescicali, la qualità di vita legata alla salute, il dolore e il tempo necessario per la ripresa delle ‘normali attività’. Queste aspettative erano basate sulle nostre impressioni nell’osservazione dei pazienti e sulla letteratura medica disponibile» ha spiegato il dottor Robert A. Gardiner, ricercatore della University of Queensland e del Royal Brisbane & Women’s Hospital.

 

Questa ricerca dovrà essere ulteriormente approfondita con nuovi follow-up, ma sembra che sia più importante che il paziente scelga un chirurgo di cui si fidi, rispetto alla scelta del tipo di intervento (a cielo aperto o robotico).
Entrambe le opzioni presentano benefici e rischi che vanno valutati attentamente e che devono essere discussi apertamente tra medico e paziente per poter prendere una decisione consapevole.

Fonte: Yaxley JW et al., Robot-assisted laparoscopic prostatectomy versus open radical retropubic prostatectomy: early outcomes from a randomised controlled phase 3 study, Lancet 2016; 388: 1057–66. doi: 10.1016/j.eururo.2016.09.016

Schieszer J, Robotic Surgery for Prostate Cancer May Not Improve Quality of Life, Cancer Therapy Advisor, 10 Agosto 2016

 

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