Cancro alla prostata: prevedere il decorso della malattia

Cancro alla prostata: prevedere il decorso della malattia

19 Aprile 2019

Come fa una cellula normale a trasformarsi in un cancro letale? Per provare a rispondere a questa domanda i ricercatori della Charité - Universitätsmedizin Berlin hanno esaminato il genoma del tumore di quasi 300 pazienti affetti da tumore alla prostata.

Un gruppo di medici esamina i dati del paziente

Utilizzando un modello computerizzato di recente sviluppo è ora possibile prevedere il decorso della malattia nei singoli pazienti: le scoperte messe a punto dai ricercatori berlinesi descrivono i modi in cui i cambiamenti nelle informazioni genetiche delle cellule della prostata aprano la strada allo sviluppo del tumore alla prostata.

 

Come fa una cellula normale a trasformarsi in un cancro mortale? Cercando una risposta a questa domanda e lavorando a fianco di altri gruppi di lavoro internazionali, i ricercatori del Charité - Universitätsmedizin di Berlino hanno esaminato il genoma del tumore di quasi 300 pazienti affetti da cancro alla prostata. I risultati della loro ricerca, pubblicati sull'ultimo numero della rivista Cancer Cell, descrivono le modalità attraverso le quali i cambiamenti nelle informazioni genetiche delle cellule della prostata aprono la strada allo sviluppo del cancro. Si tratta di un modello computerizzato di recente sviluppo, che permette di prevedere il decorso della malattia nei singoli pazienti e si spera possa consentire ai medici di sviluppare trattamenti su misura per il singolo paziente.

 

Il cancro alla prostata è la neoplasia più comune negli uomini in occidente. Si tratta di un tumore in genere a crescita lenta, il che significa che non tutti i pazienti mostrano sintomi tali da richiedere un trattamento immediato. Fino a poco tempo fa, infatti, per i medici, in particolare quando si trattava di tumori diagnosticati in una fase precoce del processo patologico, non era semplice distinguere tra forme benigne e aggressive della malattia e, di conseguenza, non era semplice scegliere se intervenire con terapie aggressive o se optare per un’osservazione attiva.

 

I ricercatori del Charité, assieme ad altri ricercatori internazionali, hanno contribuito a sviluppare nuovi criteri che rendessero possibile questo tipo di classificazione in modo da distinguere tra forme benigne e aggressive della malattia, al fine di scegliere il tipo di trattamento più idoneo per il paziente.

 

Per fare ciò, hanno studiato i profili molecolari di quasi 300 tumori della prostata: hanno sequenziato le informazioni codificate all'interno del materiale genetico delle cellule, registrato i cambiamenti chimici nel codice genetico e misurato l'attività di specifici geni all'interno dei tessuti cancerosi. Un'analisi dei dati che ha permesso loro di fare luce sull'ordine temporale degli eventi mutazionali coinvolti nello sviluppo del cancro alla prostata. «Siamo stati in grado di identificare i sottotipi di tumore che progrediscono a ritmi diversi e, quindi, richiedono diversi tipi di trattamento», ha spiegato, il Prof. Thorsten Schlomm, Direttore del Dipartimento di Urologia del Charité e tra gli autori dello studio. «Ora sappiamo quale di queste mutazioni si verifica per prima, iniziando il processo di cambiamento da cellule della prostata a cellule tumorali, e quale di esse è più probabile che segua lo stesso processo più tardi».

 

I ricercatori hanno utilizzato questi risultati per sviluppare un modello computerizzato in grado di predire il probabile decorso della malattia nei singoli pazienti. «Quando il tumore di un singolo paziente mostra una mutazione specifica, siamo ora in grado di prevedere quale mutazione è probabile che segua lo stesso processo e quanto sia buona la prognosi del paziente», spiega il Prof. Schlomm. «Il nostro team è al momento impegnato nell’incorporare il nostro modello computerizzato nel processo di trattamento al Charité, che consentirà ai medici di prevedere le probabilità di successo di un particolare trattamento. Per quanto riguarda la tempistica, ci aspettiamo che ci vorranno due o tre anni perché questo algoritmo possa diventare la routine clinica».

 

Nel tentativo di migliorare l'affidabilità delle prognosi, rendendo così più facile per i medici decidere i trattamenti adatti ai singoli pazienti, il consorzio di ricerca prevede di passare i prossimi anni a raccogliere ulteriori dati su migliaia di pazienti, che verranno utilizzati per sviluppare e raffinare il modello computerizzato messo a punto. L’idea è quella di raggiungere questo obiettivo collaborando con la Hauptstadt-Urologie-Netzwerk, la nuova rete di urologia di Berlino che riunisce specialisti in urologia del Charité e studi privati.

Fonte:

Prostate cancer – New computer model enables researchers to predict course of disease. Charite.de, Press release

 

Gerhauser C, Favero F, Risch T, et al. Molecular Evolution of Early-Onset Prostate Cancer Identifies Molecular Risk Markers and Clinical Trajectories. Cancer Cell 2018; 34 (6): 996-1011.E8. doi: 10.1016/j.ccell.2018.10.016.

 

Potrebbe interessarti anche...