Cancro alla prostata: fatale o gestibile?

Cancro alla prostata: fatale o gestibile?

27 Agosto 2019

Secondo una ricerca della University of York c’è un modo per distinguere tra cancro alla prostata fatale e cancro gestibile, in modo da poter ridurre gli interventi chirurgici e il ricorso alla radioterapia quando non necessari.

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Gli scienziati della University of York hanno trovato un modo per distinguere tra cancro alla prostata fatale e cancro gestibile, in modo da poter ridurre gli interventi chirurgici e il ricorso alla radioterapia quando non necessari. I dati che provengono dalla letteratura recente mostrano che oltre 25 uomini sono mediamente trattati inutilmente con la chirurgia o la radioterapia, per ogni singola vita salvata. I tassi di successo potrebbero essere ostacolati proprio da questa tendenza al trattamento di tutti i tumori della prostata nello stesso modo. Ma come fare per distinguere un cancro alla prostata che potrebbe avere esiti fatali e che deve essere trattato da un cancro alla prostata che può essere monitorato in modo attivo? Al proposito, un team della University of York e della University of British Columbia, in Canada, ha progettato un test in grado di individuare tumori alla prostata potenzialmente letali, con una accuratezza fino al 92%.

 

«Il trattamento della prostata quando non necessario ha conseguenze fisiche per i pazienti e le loro famiglie, ma rappresenta anche un notevole onere finanziario per il sistema sanitario nazionale», ha dichiarato il professor Norman Maitland, del Dipartimento di Biologia della University of York, nel comunicato stampa rilasciato dall’Università. «I tumori che sono localizzati nella prostata, tuttavia, hanno il potenziale per essere 'monitorati attivamente', una strategia non soltanto più economica, ma che presenta anche meno effetti collaterali negativi nei pazienti con cancro che non sono in pericolo di vita». Per distinguere tra i diversi livelli di cancro e valutare la loro pericolosità, gli scienziati devono identificare i geni che sono stati modificati nei diversi tipi di cancro. Il team canadese ha analizzato oltre 500 campioni di tessuto canceroso e li ha confrontati con tessuti non tumorali per cercare il pattern del gruppo chimico che, aggiunto a una parte della molecola del DNA, ne alterasse l'espressione genica. Proviamo a capire meglio.

In situazioni di salute, sono tanti i fattori che influiscono sulle alterazioni chimiche dei geni: l'età di una persona, ciò che mangia e il modo in cui dorme, ad esempio. Il normale funzionamento del corpo umano può essere diverso da un individuo all’altro, e a volte qualcosa può andare storto in questo processo, causando varie malattie. «In alcune patologie, come il cancro, i geni possono essere trasformati in uno stato opposto, causando gravi problemi di salute e minacce alla vita», ha dichiarato il professor Maitland. «La sfida nel cancro alla prostata è riuscire a osservare tutti questi modelli all'interno di una cellula, affinare l'attività del gene che si esprime in cancro, ma anche capire di che tipo di cancro si tratti - pericoloso o monitorabile?».

 

I meccanismi epigenetici che regolano il cancro

 

Proviamo a capire meglio: i meccanismi epigenetici usano marcatori molecolari che modificano l'espressione genica. Questi marcatori spiegano, per esempio, perché i nostri 200 tessuti molto diversi possono svilupparsi da una singola cellula e, tuttavia, avere la stessa sequenza di DNA. Uno dei più importanti marcatori epigenetici è la metilazione. I tumori della prostata nell’uomo mostrano diversi cambiamenti nella metilazione del DNA rispetto al normale tessuto prostatico sano. Tuttavia, riuscire a identificare in maniera definitiva le caratteristiche correlate allo stato maligno delle cellule è reso difficile dalla predominanza di cellule con caratteristiche luminali nei tumori della prostata. In altre parole, nel carcinoma della prostata la maggior parte delle cellule si trovano nello strato che riveste i dotti della prostata (le cellule luminali), piuttosto che a livello più profondo, nelle cosiddette cellule basali. Questi diversi tipi di cellule hanno anche diverse firme di metilazione. La loro differenza ha generato confusione nella ricerca di una firma generale della metilazione per il cancro alla prostata negli studi precedenti. A questo si aggiunge il fatto che i singoli modelli di metilazione sono variabili in ciascuna persona causando ‘rumore’ nei dati.

 

In questo studio, pubblicato sul British Journal of Cancer, i ricercatori inglesi e canadesi hanno condotto la profilazione della metilazione del DNA su tutto il genoma su popolazioni separate e purificate di cellule basali e luminali, provenienti da più di 500 tumori e tumori accoppiati al paziente. Hanno quindi utilizzato un algoritmo informatico per eliminare il rumore nei dati, in modo da lasciare il team con 17 marcatori epigenetici per il cancro alla prostata. Usando la metafora dello stesso autore: era importante capire come distinguere le “cellule del cancro tigre dalle cellule del cancro gatta”, quando ci sono milioni di schemi di alterazioni chimiche in corso, molti dei quali saranno perfettamente sani. In sostanza, si è trattato di eliminare il "rumore" dai modelli genetici che rendono gli individui unici, per ridurli a modelli che indicano il cancro. I ricercatori sono stati in grado di farlo utilizzando un algoritmo informatico, che ha restituito al team 17 possibili marcatori genetici per il cancro alla prostata. Il team ha testato i suoi 17 marcatori sui dati del tumore della prostata presenti nel dataset The Cancer Genome Atlas ed ha scoperto che non solo erano in grado di distinguere il cancro da campioni di tessuti sani, ma anche di stabilire se il cancro era limitato a un organo o si era diffuso.

 

La speranza adesso è che la profilatura epigenetica del tessuto canceroso possa aiutare a personalizzare i trattamenti dei pazienti e ad evitare radioterapie e chemioterapie che difficilmente funzioneranno. «Utilizzando questa analisi computerizzata non solo potremmo vedere quali campioni di tessuto avevano il cancro e quali no, ma anche quali tumori erano pericolosi e quali meno», ha dichiarato il dottor Davide Pellacani, che ha iniziato questi studi a York, prima di trasferirsi presso la British Columbia. «Su quasi un milione di indicatori studiati, siamo stati in grado di utilizzare i nostri nuovi strumenti per individuare le differenze nella potenza del cancro». La speranza è quella di poter usare i 17 modelli epigenetici trovati per valutare il cancro alla prostata di un paziente prima di decidere sul trattamento.

Fonte:

Pellacani D, Droop AP, Frame FM, et al. Phenotype-independent DNA methylation changes in prostate cancer. British Journal of Cancer, 2018; 119: 1133-1143. doi: 10.1038/s41416-018-0236-1.

 

Martin S. Distinguishing fatal prostate cancer from ‘manageable’ cancer now possible, University of York, comunicato stampa del 18 Ottobre 2018.

 

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