Tumore e rapporti affettivi: una guida per amici e familiari

Tumore e rapporti affettivi: una guida per amici e familiari

22 Luglio 2016

Il tumore influenza i rapporti affettivi. Ecco una guida pratica per aiutare i familiari e gli amici ad affrontare la malattia.

Tumore e rapporti affettivi: una guida per amici e familiariIl tumore non colpisce soltanto il malato, ma sconvolge anche la quotidianità delle persone che lo circondano e gli vogliono bene: non diminuisce l’affetto, ma le relazioni possono subire cambiamenti, così come possono cambiare i progetti e le priorità.
Abbiamo già parlato delle molteplici emozioni che si scatenano dopo la diagnosi tumorale, proviamo ad affrontare ora il ruolo degli amici e della famiglia nella gestione del tumore alla prostata.

 

Informarsi per rendersi utili

Superati lo choc e il turbamento iniziali, di solito i partner, i familiari e gli amici del malato trovano rassicurante informarsi sul tumore alla prostata e sulle possibili cure: conoscere quello che si deve affrontare aiuta a prefigurarsi delle soluzioni e a capire meglio come agire. Inoltre, ci si sente utili e si può costruire un percorso di cura insieme, con più consapevolezza.
Il sostegno e la comprensione dei familiari e degli amici sono di fondamentale importanza per il malato. Capita talvolta che questi si rifiuti di chiedere aiuto, si senta incompreso e non voglia parlare della sua malattia: in questi casi è comunque importante fargli sentire la nostra presenza, fargli capire che saremo sempre pronti ad aiutarlo quando ne avrà bisogno.
Altrettanto importante è informarsi sulle agevolazioni e i diritti del malato, per ottenere aiuti in ambito economico, lavorativo e sanitario.

 

Partecipare alle visite

Normalmente il partner o un familiare accompagna il malato agli appuntamenti, alle visite o alle sedute di trattamento. Parlare con i medici è un modo per prendere decisioni consapevoli, sostenere il proprio caro nel momento del bisogno ed essere certi di ricordare le indicazioni fornite dal clinico. Non tutti, però, accettano questa vicinanza, che in certi casi viene vissuta più come un’intrusione.
In preparazione alle visite, consigliamo di preparare una lista di domande da porre al medico, per poi annotare le risposte.
Nei precedenti approfondimenti abbiamo proposto alcune domande relative alla malattia e allo stile di vita e alcune domande relative alle possibili terapie da cui potete prendere spunto.

 

Chiedere aiuto e prendersi cura di sé stessi

Quando ad essere colpito dal tumore è il proprio partner, un familiare o un caro amico, ci si sente in dovere di farsi carico di qualsiasi sua necessità, arrivando a riempire la propria vita di incombenze. In questi casi è, invece, importante riuscire a delegare ad altri qualcosa, per dedicare tempo di qualità al malato.
Ci sono poi dei limiti all’aiuto che possiamo offrire: alcune terapie, ad esempio, possono causare uno stato di depressione anche grave, che solo un professionista può curare. Saper cogliere in anticipo i possibili segnali di disagio del proprio caro e rivolgersi a uno specialista è una diversa ma essenziale forma di aiuto.
Per poter aiutare davvero qualcuno che amiamo, dobbiamo per prima cosa prenderci cura di noi. Dover affrontare la malattia può generare ansia, depressione, incertezza per il futuro, rabbia, senso di impotenza e una gamma di emozioni difficile da comprendere. Ecco che allora diventa di fondamentale importanza chiedere aiuto, dedicare del tempo ai propri bisogni, imparare a delegare.
Non bisogna neppure trascurare la propria salute per accudire il malato, perché la stanchezza e lo stress potrebbero avere effetti negativi sull’umore e sul fisico, precipitandoci in un circolo vizioso.

 

Ascoltare, accettare, essere vicini

Come abbiamo già spiegato, chi scopre di avere un tumore può reagire in maniera inaspettata. Qualcuno avrà bisogno di sfogarsi, qualcuno negherà il problema, altri si chiuderanno in sé stessi. In qualsiasi caso è importante ascoltare le richieste di aiuto, in qualsiasi modo si presentino, e accettare le reazioni del malato, anche quando sembra trasformarsi in una persona sconosciuta.
Sentirsi arrabbiati o frustrati di fronte ai suoi atteggiamenti e cambi di umore è del tutto normale, ma è importante trovare il giusto equilibrio, una forma di dialogo anche diversa, per fargli capire che gli siamo comunque vicini.

 

Aiutare in senso pratico

Il tumore alla prostata, come qualsiasi altro tipo di cancro, richiede un cambio di abitudini e determina effetti collaterali nel paziente, anche a causa del tipo di trattamenti.
Un modo efficace per aiutare il malato è quello di collaborare al suo benessere e sostenerlo nelle nuove abitudini. Per esempio, seguire la stessa dieta, fare attività fisica insieme a lui, preparare cibi sani, accompagnarlo in macchina in ospedale e tenergli compagnia durante le sedute di radioterapia.
Esistono poi forme d’aiuto che spesso vengono date per scontate, ma che possono essere determinanti per una persona la cui quotidianità è stravolta: cucinare, aiutarlo a vestirsi, occuparsi del pagamento delle bollette o della burocrazia e così via.
In ogni caso è sempre consigliabile chiedere il permesso prima di intromettersi in una decisione o coinvolgere il malato in un’attività che potrebbe metterlo a disagio o disturbarlo.

 

Parlarne ai bambini

Parlare della malattia è molto importante, sia per renderla meno spaventosa, sia per abituarsi all’idea stessa. Un discorso molto delicato riguarda i bambini: come informare i nipoti o i figli del fatto che si è malati?
I bambini si accorgono anche delle piccole sfumature e qualsiasi variazione nei ritmi familiari li convincerà che qualcosa non va. Anche se sono molto piccoli, è possibile spiegare loro cosa sta succedendo, magari attraverso un racconto o un disegno, utilizzando un linguaggio a loro comprensibile. Preparate in anticipo il discorso e iniziate a parlare dei possibili effetti collaterali che potrebbero presentarsi: vedere un adulto debole, depresso o comunque limitato nelle normali attività quotidiane potrebbe spaventarli molto, fate in modo che siano preparati a quello che succederà, senza tuttavia terrorizzarli.
La sincerità con i bambini è importante: renderli partecipi di ciò che sta succedendo li farà sentire ancora più coinvolti e utili, oltre a dare loro maggiore sicurezza. Inoltre, bisogna far loro capire che il tumore non è contagioso e che non si può sapere come progredirà o se guarirà.

 

Progetti per il futuro

Il tumore entra di prepotenza nella vita delle persone e spesso qualsiasi progetto a lungo termine viene messo da parte. Continuare a fare progetti nonostante la malattia aiuta a fissarsi degli obiettivi, guardando al futuro. Riuscire ad immaginare cosa succederà nei mesi a venire, terminati i trattamenti, è un modo per ritornare alla normalità e accantonare momentaneamente la malattia.
A volte potrebbe essere terapeutico allontanarsi dalla routine, per esempio facendo un viaggio insieme o anche una breve gita lontano da qualsiasi incombenza e fonte di stress.
Occorre, tuttavia, mantenere una certa flessibilità ed accettare il fatto che alcuni progetti e appuntamenti potrebbero venire cancellati o rimandati a causa degli effetti collaterali o delle visite in ospedale.

 

Non nascondere le emozioni

Durante il percorso di cura ci sono alti e bassi, per cui non è sempre possibile mantenere un atteggiamento positivo. Aiutare il malato a sorridere e riscoprire i piaceri della vita è molto importante, ma in certi momenti i familiari o gli amici devono ammettere le loro debolezze e parlare delle proprie emozioni, del senso di frustrazione o della tristezza che li assale.
Non bisogna mai fingere che tutto vada bene o essere ottimisti ad ogni costo, atteggiamenti del tutto controproducenti sia per noi che per il malato.

 
 

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