Sorveglianza attiva e qualità di vita del malato

Sorveglianza attiva e qualità di vita del malato

14 Luglio 2016

Sorveglianza attiva e vigile attesa: facciamo chiarezza sulle possibili alternative ai trattamenti per il tumore alla prostata.

Sorveglianza attiva e qualità di vita del malatoIn alcuni casi, quando il tumore alla prostata è in fase iniziale o comunque a basso rischio, il paziente può optare per la sorveglianza attiva, ovvero dedicarsi a controlli e visite ricorrenti, piuttosto che sottoporsi subito ai trattamenti.

Se fino a pochi anni fa i medici consigliavano di ricorrere in tempi brevi alla chirurgia o alla radioterapia, oggi si sta diffondendo sempre più l’idea che sia preferibile, in casi controllati e particolarmente favorevoli, monitorare il paziente con regolarità, osservando l’evoluzione del tumore per avere la possibilità di intervenire al momento più opportuno.

 

In cosa consiste il monitoraggio?

Bisogna premettere che il tumore alla prostata si manifesta spesso in maniera asintomatica e la sua evoluzione varia da paziente a paziente, rimanendo indolente anche per un lungo periodo. Oggi con un semplice esame del sangue o con un’ecografia è possibile diagnosticare questo tumore in fase iniziale, quando ancora non sono necessari trattamenti. Il medico potrebbe decidere, infatti, di evitare interventi drastici come la prostatectomia radicale e osservare come si sviluppa la malattia.
Scegliere la sorveglianza attiva significa, dunque, rinunciare momentaneamente a qualsiasi tipo di trattamento e sottoporsi a test regolari, per verificare l’eventuale progressione tumorale e riuscire a pianificare in tempo eventuali terapie.

 

Il monitoraggio di solito consiste in alcune valutazioni ed esami, che vengono eseguiti con regolarità:

 

  • il test del PSA
  • il calcolo del punteggio di Gleason
  • le dimensioni della ghiandola prostatica, valutate in sede di esplorazione digitale rettale
  • il punto di vista del paziente nei confronti delle terapie disponibili
  • la valutazione dei sintomi riferiti dal paziente
  • i risultati di eventuali ecografie e risonanze magnetiche
  • gli esiti della biopsia della prostata, da ripetersi circa una volta all’anno

 

Nei primi anni di sorveglianza attiva gli esami sono solitamente più frequenti, ma, oltre i cinque anni di questo regime clinico, vengono diluiti progressivamente nel tempo.
Le visite e gli esami vengono svolti in ospedale, che diventa quindi il punto di riferimento per il paziente

 

Differenze tra sorveglianza attiva e vigile attesa

Oltre alla sorveglianza attiva, si può ricorrere alla vigile attesa, indicata per i tumori in condizioni asintomatiche, in fase avanzata o metastatica, oppure in quelle situazioni in cui non è possibile intervenire con la chirurgia o la radioterapia, ad esempio a causa di comorbidità. In questi casi il tumore rimane controllato, fino al momento in cui eventualmente si renderà necessario o possibile un diverso intervento.
La sorveglianza attiva, a differenza della vigile attesa, può venire consigliata solo quando il cancro è localizzato nella prostata ed è a basso rischio, ovvero potrebbe non necessitare di alcun trattamento per un lungo periodo.

 

Garantire una qualità di vita dignitosa al paziente

Durante il congresso della European Association of Urology, svoltosi a Monaco nel Marzo 2016, sono stati presentati i risultati di un’indagine sulla qualità di vita di 427 pazienti con tumore alla prostata a basso rischio di età compresa tra 66 e 69 anni. Tra questi, 121 uomini avevano deciso di affidarsi alla sorveglianza attiva.
Dal confronto tra i diversi profili oggetto di analisi, i ricercatori hanno evidenziato un indice di qualità di vita decisamente maggiore per i pazienti sottoposti a sorveglianza attiva, assimilabile statisticamente al valore registrato per i soggetti a cui non era stato diagnosticato alcun tumore. La sorveglianza attiva garantirebbe, dunque, una qualità di vita soddisfacente, simile a quella delle persone sane.

 

Perché chi si sottopone alla sorveglianza attiva riferisce di avere un indice di qualità di vita elevato?

Gli interventi alla prostata, in particolare la radioterapia e la prostatectomia radicale, determinano spesso alcuni effetti collaterali, tra cui i più comuni sono l’incontinenza urinaria, la disfunzione erettile e l’impotenza.
La sorveglianza attiva garantirebbe una qualità di vita pressoché identica a quella dei soggetti sani, eliminando di fatto gli effetti collaterali delle terapie.
Chi sceglie di ritardare i trattamenti è consapevole di avere un tumore, ma, nonostante questo, riesce a condurre una vita normale, quasi del tutto asintomatica e beneficia del fatto di mantenere invariate le funzionalità della prostata rispetto a chi si sottopone ad interventi chirurgici o cicli di radioterapia.

 

La sorveglianza attiva non è indicata per tutti i pazienti

È compito del medico valutare se lo stadio tumorale e il livello di rischio sono compatibili con il regime di sorveglianza attiva, e, in questa valutazione, è necessario tenere conto anche della situazione psicologica del paziente: la diagnosi tumorale apre la strada a una serie di emozioni che variano da individuo a individuo. La scelta di ritardare le cure può determinare un forte elemento di stress e convincere il paziente di essere costantemente in una condizione precaria, minacciato dal cancro.
In queste situazioni, la sorveglianza attiva dovrebbe essere sconsigliata, perché verrebbe vissuta dal paziente come un rischio, invece che una rassicurazione.
Non esistono, dunque, linee guida universali, ma il paziente, di concerto con il medico, deve scegliere il tipo di trattamento più adatto alla propria condizione e alla propria attitudine.

 

In generale, il concetto di sorveglianza attiva viene accettato con interesse dai pazienti e considerato ormai anche dai medici come un tipo di trattamento alternativo all’intervento e, in condizioni controllate e ben definite, persino sicuro.

Fonte: Venderbos LDF, Aluwini SA, Roobol MJ, Bokhorst LP, Oomens EHGM, Bangma CH, Korfage IJ, EAU 2016 Long-term quality of life outcomes after active surveillance or curative treatment for prostate cancer. European Association of Urology 2016, congresso di Monaco.

Venderbos L, Briganti A, Parkhill T, Men who choose active surveillance instead of radiotherapy or surgery for low-risk prostate cancer have similar Quality of Life as men without cancer. European Association of Urology 2016, comunicato stampa del 14 Marzo 2016.

Cancer Reaserarch UK

 
 

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