Sopravvivere al cancro: quali sono le sfide dopo la malattia?

Sopravvivere al cancro: quali sono le sfide dopo la malattia?

4 Giugno 2019

Cosa vuol dire sopravvivere ad un tumore? Quali sono gli aspetti da non sottovalutare in chi sopravvive ad un cancro alla prostata? Quali sono le sfide durante e dopo la malattia? Chi è coinvolto in queste sfide? Proviamo a rispondere assieme!

Un anziano stringe la mano ad un suo amico

I progressi nello screening del cancro e nella diagnosi precoce, i miglioramenti nelle terapie e le cure di supporto sono tutti fattori che hanno contribuito in maniera efficace alla riduzione della mortalità per cancro. Al punto che si stima che nel 2040 i sopravvissuti al cancro saranno circa 26 milioni, la maggioranza dei quali saranno anziani di 60, 70, 80 anni. Il fatto che sempre più persone sopravvivano al cancro sempre più a lungo presenta diverse sfide e opportunità, sia per gli oncologi e gli operatori sanitari, ma anche per chi fornisce un’assistenza primaria come i medici di medicina generale, e, infine, per i pazienti stessi, per le famiglie dei pazienti, per i loro caregiver.

 

Sopravvivere al cancro

L’aumento della popolazione di sopravvissuti al cancro per la comunità medica significa affrontare diverse sfide: quali sono gli aspetti da tenere a mente quando si ha di fronte un paziente che è sopravvissuto al cancro? Quali le cose di cui parlare?  Come trattare i singoli argomenti? Chi sono gli interlocutori a cui rivolgersi?

Se partissimo dal target, capiremmo che sicuramente è fondamentale parlare ai diversi setting di cura, specialistici e non: anche il medico di medicina generale - così come il cardiologo, il ginecologo, l’urologo -  può avere a che fare con un paziente che ha avuto il cancro e deve sapere quali sono gli esami, i sintomi, gli aspetti da non sottovalutare. Ma è anche importante parlare al paziente, ai suoi famigliari e ai caregiver, ovvero tutti coloro che sono parte fondamentale nel fornire supporto fisico ed emotivo alle persone che affrontano un cancro. Tutti questi soggetti sono accomunati da bisogni informativi e assistenziali simili che cambiano nel tempo, basti pensare ad esempio ai bisogni di popolazioni speciali, come quella degli adolescenti e quella degli anziani.

 

Sopravvivere al cancro: come affrontare l’ipotesi della recidiva?

Quello della sopravvivenza è un aspetto che va tenuto presente dal momento della diagnosi e per tutta la durata della vita del paziente che si ha di fronte. In quest’ottica gli aspetti specifici delle cure che riguardano i sopravvissuti diventano una parte integrante del continuum della cura del cancro.

La prima sfida da affrontare, per un medico da un punto di vista clinico e per un paziente da un punto di vista emotivo, è la sorveglianza per le recidive e per le seconde neoplasie. Queste potrebbero essere dovute al trattamento per il cancro o ad una predisposizione genetica o, più semplicemente, all'invecchiamento. E vanno gestite con equilibrio e personalizzate in base alla storia clinica del singolo paziente, per valutare l’opportunità di analisi e screening. Anche dal punto di vista del paziente che ha avuto esperienza di cancro questa è una sfida e prevede la capacità di confrontarsi con la paura che la malattia ritorni e con la paura che possa verificarsi un altro tipo di cancro.

 

Se, da un lato, sappiamo che sono ancora limitate le evidenze che la sorveglianza per le metastasi riduca la mortalità per cancro o migliori la qualità della vita correlata alla salute, dall’altro è noto con certezza che il livello socio-economico e gli stili di vita possono aumentare il rischio di recidiva del tumore o di nuovi tumori primari. Di questo il medico deve essere consapevole per scegliere il giusto tono di comunicazione verso il paziente.

 

Sopravvivere al cancro: come affrontare il futuro?

Altri aspetti centrali quando si parla di sopravvivenza in pazienti con cancro sono:

  • gli effetti a lungo termine e tardivi/comorbidità associati alle terapie;
  • la promozione della salute e prevenzione delle malattie, il raggiungimento del benessere psicosociale;
  • un’attenzione alle popolazioni speciali dei pazienti adolescenti e degli anziani;
  • un’efficace comunicazione medico-paziente.

 

È importante che i medici, sia gli specialisti sia quelli di medicina generale, affrontino con i pazienti, le famiglie, e i caregiver i problemi correlati al trattamento che possono riguardare il paziente sul piano fisico, ma anche sul piano psicologico; si va dai sintomi più semplici a vere e proprie comorbilità. Far entrare questi aspetti nel dialogo medico-paziente significa normalizzarli da un lato e affrontarli dall’altro.
Tra questi disturbi, che più spesso un paziente con cancro si trova ad affrontare, troviamo: la stanchezza cronica, il dolore, la neuropatia della pelle, delle mucose e i problemi dentali.

 

Se ci spostiamo sul piano delle comorbilità vere e proprie vanno monitorati il rischio di secondi tumori primari, il rischio cardiovascolare e primi sintomi come l'ipertensione e respiro corto, la disfunzione cognitiva, i problemi urologici e quelli gastrointestinali. Poi ci sono le importanti variazioni fisiologiche dovute al trattamento del cancro, come la menopausa precoce, la perdita di massa ossea con la possibilità di una successiva osteoporosi, l’infertilità, l’impotenza e la disfunzione sessuale. Vanno esplorati, infine, anche i sintomi e i disturbi più squisitamente psicologici, che possono essere l’ansia, la depressione e la perdita di autostima e della fiducia relazionale, assieme all’impatto sociale e finanziario della malattia. È bene rilevare -  da un punto di vista medico, con gli strumenti adeguati - la presenza di ansia, depressione, tendenza al suicidio e problemi socioeconomici e scelte strategie opportune per trattare questi problemi al bisogno. La depressione e l’ansia che possono essere dovuti all’esperienza di malattia appena vissuta, ma anche legati al tornare al lavoro, alle difficoltà per reintegrarsi con successo e ritrovare un ruolo socialmente produttivo e consapevolezza professionale.

 

Per poter prevenire al meglio l’insieme di questi aspetti è importante sviluppare e/o mantenere uno stile di vita fisicamente attivo, un peso corporeo nella norma e prevenire l’obesità; ridurre il consumo di alcol; smettere di fumare; fare scelte alimentari sane. Ed è questa la direzione verso cui indirizzare i pazienti.

Per questo motivo, è fondamentale costruire un modello condiviso di cura tra l'oncologo e il paziente che possa essere condiviso anche con il medico di medicina generale. L’ideale è costruire assieme al proprio paziente un Survivorship Care Plan (SCP). In buona sostanza si tratta di un piano di cura per i sopravvissuti al cancro che contenga le raccomandazioni per il post-trattamento, gli esami e le visite di controllo, le informazioni necessarie per riconoscere e affrontare i sintomi e conseguenze fisiche delle terapie e del tumore. L’ideale è che contenga anche tutte le informazioni che possono supportare il paziente nell’affrontare i bisogni emotivi, sociali, legali ed economici. Il piano dovrebbe essere completo idealmente anche dei riferimenti degli specialisti da contattare in caso di bisogno e raccomandazioni per uno stile di vita sano: dall’alimentazione all’attività fisica.

Fonte:

Shapiro CL. Cancer Survivorship. N Engl J Med 2018; 379: 2438-50

Dittrich C, Kosty M, Jezdic S, et al. ESMO / ASCO Recommendations for a Global Curriculum in Medical Oncology Edition 2016. ESMO Open 2016; 1(5): e000097. eCollection 2016. doi: 10.1136/esmoopen-2016-000097

 

Rauh S. The ESMO-ECPC Guide on Survivorship ECPC Annual Meeting, Bruxelles 17.6.2017, ESMO Practising Oncologists’ Working Group ESMO Educational Steering Committee.  http://www.ecpc.org/The%20ESMO-ECPC%20Guide%20on%20Survivorship%20.pdf

 

What does survivorship mean? Let us explain it to you. ESMO Patient Guide Series based on the ESMO Clinical Practice Guidelines https://www.esmo.org/content/download/117593/2061518/file/ESMO-Patient-Guide-Survivorship.pdf

 
 

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