Sessualità, tumore ed effetti collaterali delle terapie

Sessualità, tumore ed effetti collaterali delle terapie

25 Agosto 2016

Le terapie per contrastare il tumore alla prostata possono determinare effetti collaterali che hanno un impatto negativo sulla sessualità del paziente. Ma davvero il sesso deve passare in secondo piano?

Tumore alla prostata e sessualitàLa sessualità è l’insieme delle emozioni e delle caratteristiche che definiscono l’identità sessuale e, in quanto tale, è una sfera intima e personale, diversa da persona a persona ed influenzata da molteplici fattori come l’esperienza, l’educazione, il patrimonio genetico, l’età, la cultura, gli ormoni e le convinzioni religiose.
La sessualità, inoltre, può essere modificata nel corso del tempo da altri elementi: in questo senso, purtroppo, una diagnosi tumorale e i trattamenti che ne conseguono, contribuiscono a modificarla e spesso a peggiorare la qualità di vita del paziente.

 

Non esistono regole uguali per tutti, così come diversi possono essere gli effetti delle terapie. Bisogna ricordare, comunque, che in molti casi gli effetti delle terapie non sono permanenti e che, anche quando lo sono, è possibile sperimentare nuovi modi di dare e ricevere il piacere, mantenendo una vita sessuale attiva e soddisfacente.

 

Principali cause di insoddisfazione sessuale

Il cancro, soprattutto a causa delle terapie che richiede, agisce a diversi livelli sulla sessualità:

 

  • influenza il fisico e riduce la libido;
  • distorce la percezione del proprio corpo, generando pensieri e sentimenti negativi;
  • ha effetti sulle emozioni, amplificandole;
  • modifica i ruoli e i rapporti sociali.

 

La principale causa di insoddisfazione sessuale dipende dal senso di spossatezza che colpisce il paziente: la diagnosi di tumore, lo stress emotivo e le conseguenze dei trattamenti possono determinare una stanchezza quasi cronica, che riduce l’appetito sessuale e l’interesse per il sesso.
Altre cause possono essere individuate nella depressione e nell’ansia, che distolgono l’attenzione dal sesso per concentrarla su preoccupazioni più contingenti (la stabilità economica, la famiglia, il lavoro, il futuro, l’indipendenza etc.).
La paura di deludere il proprio partner, così come la gelosia nei confronti della persona che non si è più e l’invidia per chi è sano e non ha gli stessi problemi possono ridurre l’interesse per il sesso o persino bloccarlo.
Altrettanto significativo è l’impatto del dolore, che può distruggere completamente la libido, così come le cicatrici e le alterazioni del proprio corpo, che determinano un senso di rifiuto e una perdita di fiducia nelle proprie capacità.
Non per tutti, invece, la scoperta di avere un tumore corrisponde necessariamente alla fine o al peggioramento della vita sessuale: alcuni si sentono più eccitati del solito, consapevolezza che potrebbe ottenere comunque un effetto negativo, facendoli sentire colpevoli.

 

Effetti collaterali delle terapie sulla sessualità

I trattamenti antitumorali possono comportare alcuni effetti collaterali che modificano la sessualità del paziente: prima di sottoporsi alle cure, bisognerebbe informarsi sulle possibili complicanze con il proprio medico, per prendere una decisione consapevole.

 

Alcuni trattamenti, soprattutto l’asportazione chirurgica della prostata, possono rendere difficoltosa l’erezione o persino inibire l’eiaculazione (le cosiddette eiaculazioni asciutte o secche), ma non eliminano la possibilità di avere un orgasmo.
Sempre più diffuse sono le tecniche chirurgiche di tipo “nerve-sparing, che puntano a rispettare i nervi responsabili dell’erezione.

 

L’effetto collaterale più diffuso in seguito ai trattamenti per curare il tumore alla prostata consiste nell’impossibilità di mantenere un’erezione sufficiente per un rapporto sessuale completo (impotenza): per queste situazioni esistono numerosi rimedi chirurgici, meccanici o farmacologici, la cui scelta va ponderata attentamente insieme al proprio medico.
Non è comunque necessario raggiungere l’erezione per poter avere un orgasmo: ecco perché, in queste situazioni, è consigliabile ricorrere ad approcci nuovi come il sesso orale o le carezze per provare comunque eccitamento e soddisfazione.
Alcuni pazienti sottoposti a prostatectomia radicale notano, inoltre, un accorciamento del pene, dovuto ai cambiamenti dei tessuti interni.

 

La radioterapia, la chemioterapia e la terapia ormonale potrebbero, più in generale, alterare la percezione dell’immagine corporea o causare cambiamenti nello stato ormonale, che possono determinare un peggioramento delle funzioni sessuali, specialmente a causa dell’ansia da prestazione. L’abbassamento dei livelli di testosterone, inoltre, può ridurre il desiderio sessuale e rendere più difficile il raggiungimento dell’orgasmo.
Non da ultimo, queste terapie spesso determinano effetti negativi anche sulla fertilità.

 

Altri effetti collaterali delle cure, come i disturbi della minzione, l’incontinenza e l’aumento di peso possono aumentare l’imbarazzo e il rifiuto del sesso. Anche in questi casi, è utile parlarne con uno specialista.

 

Cambiamenti nella relazione di coppia

La malattia, l’incertezza nei confronti del futuro e lo stravolgimento della routine contribuiscono a modificare i rapporti con le altre persone, soprattutto le dinamiche familiari.
L’uomo, che di solito è il pilastro della famiglia, percepisce la propria fragilità, si sente estromesso dal proprio ruolo e deve accettare le cure di un’altra persona, quando prima era abituato all’indipendenza. È, quindi, del tutto normale perdere interesse per il sesso, per concentrare la propria attenzione sul superamento della malattia e definire una nuova lista di priorità.
Inoltre, il sesso potrebbe diventare fonte di preoccupazione non solo per il malato, ma anche per il suo partner, che lo vede indebolito, stanco, sofferente, distante, angosciato.
Il tumore alla prostata potrebbe modificare anche in maniera permanente la vita sessuale della coppia, per questo è necessario imparare adattarsi al cambiamento come coppia.

 

Consigli per migliorare la propria vita sessuale

La ripresa dell’attività sessuale dopo un trattamento o un intervento chirurgico per contrastare il tumore alla prostata è un momento che andrebbe vissuto con serenità e pazienza, in maniera graduale, rispettando i tempi fisiologici, i propri desideri e quelli del partner, senza eccessive aspettative iniziali. Come abbiamo già sottolineato, il cancro cambia profondamente la sessualità, ma esistono molti modi per recuperarla e adeguarla alla nuova condizione.

 

Prima ancora di ritornare ad avere rapporti sessuali, bisognerebbe dedicare tempo di qualità alla coppia, progettando uscite e attività da svolgere insieme (cinema, sport, viaggi, massaggi…). L’equilibrio familiare può essere rafforzato oppure sconvolto dalla scoperta del tumore, quindi è importante riscoprire i legami, ricordare i momenti belli vissuti insieme, parlare del proprio futuro per rinsaldare l’unione.

 

La fiducia in sé stessi e la sessualità sono strettamente collegate: per ritrovare la propria autostima, può essere terapeutico parlare delle proprie difficoltà e dei propri sentimenti con il partner, con un amico, con un sessuologo o con uno psicologo.
Per pudore, paura di un rifiuto o imbarazzo ad esternare le proprie fragilità, ci si chiude in sé stessi, contribuendo ad aggravare la situazione.
Molto diffuso, per esempio, è il sentimento di imbarazzo nel mostrare la propria cicatrice al partner: può essere utile parlarne, ma talvolta sono sufficienti anche piccoli accorgimenti come spegnere la luce durante i rapporti o restare coperti per nasconderla.

 

Il sesso e il contatto fisico sono un’ottima valvola di sfogo, sono già di per sé una cura: aiutano a distrarre la mente da altri problemi, riducono la rabbia e l’insoddisfazione, fanno sentire amati e accettati dal partner.
Bisogna scoprire altri modi di fare sesso, cercando una posizione ideale per entrambi, per esempio sdraiandosi sul fianco. Le coppie possono scoprire una nuova intimità e ritrovare persino un più profondo affiatamento, in questa condizione di fragilità.

 

Quando, invece, è la stanchezza a distogliere dal sesso, bisognerebbe cercare di essere più flessibili: per esempio, provare ad avere un rapporto sessuale al mattino, quando si è più riposati e positivi, oppure provare posizioni in cui ci si stanca meno e con un’intensità ridotta.

 

Quando è importante consultare uno specialista

È compito del medico indicare particolari precauzioni al paziente e segnalare quando è necessario un periodo di astinenza sessuale, così come è opportuno consultare uno specialista prima di decidere di assumere farmaci o ricorrere a supporti meccanici per risolvere i problemi di erezione (la cosiddetta riabilitazione del pene).

 

In generale, bisognerebbe ricorrere alla consulenza di uno specialista in presenza di una o più di queste problematiche:

 

  • perdita del desiderio sessuale;
  • problemi di erezione prolungati nel tempo;
  • difficoltà nel raggiungere l’orgasmo;
  • eiaculazione precoce o del tutto assente.

 

Temporeggiare e ritardare il confronto con il medico potrebbe aggravare la situazione, cronicizzando il disturbo: occorre trovare una soluzione al problema in tempi brevi, per riuscire a recuperare la propria funzionalità sessuale.

 

Con l’eccezione degli effetti collaterali, di solito le terapie non richiedono accorgimenti ulteriori, se non nel caso della chemioterapia. In questo caso, è importante usare il preservativo durante i rapporti nei primi 2-3 giorni dopo la seduta, in modo da evitare che i farmaci possano passare al proprio partner attraverso il liquido seminale.
Il preservativo, inoltre, protegge dalle eventuali perdite di urina, altra conseguenza piuttosto comune dei trattamenti per il tumore alla prostata.

 

Occorre sottolineare che il sesso dovrebbe rappresentare un piacere, non un obbligo o un modo per dimostrare qualcosa al proprio partner: con questa consapevolezza, la ripresa di una vita sessuale attiva sarà più naturale.

 
 

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