Nuove evidenze sui benefici del PSA

Nuove evidenze sui benefici del PSA

20 Febbraio 2019

Nuove evidenze sui benefici dello screening antigene prostatico specifico (PSA): sono i dati su 400.887 pazienti di Kaiser Permanente, pubblicati sulla rivista Urology.

Esame del PSA in laboratorio

Lo screening annuale del PSA è altamente efficace nel ridurre il rischio di morte per cancro alla prostata (PCa) o per qualsiasi causa: è quanto suggerito dai nuovi dati pubblicati su Urology.

 

Attraverso uno studio di coorte retrospettivo che ha coinvolto 400.887 uomini con meno di 80 anni che sono stati sottoposti test del PSA OMS presso il Kaiser Permanente Northern California, Paul F. Alpert, dello University of California Medical Center di San Francisco, ha riscontrato che lo screening per il PSA eseguito ogni 12-18 mesi vede diminuire la mortalità per cancro alla prostata e il rischio di mortalità per tutte le cause, rispettivamente, del 64% e del 24%, tra gli uomini di età compresa tra i 55 e i 74 anni, al confronto con nessuno screening preliminare. Lo studio non ha riscontrato alcun beneficio in termini di sopravvivenza per lo screening del PSA a qualsiasi intervallo di tempo per gli uomini con meno di 55 anni. Tra gli uomini di età compresa tra 70 e 74 e tra 75 e 79 anni, un intervallo di screening di 12-18 mesi ha ridotto il rischio di mortalità per cancro alla prostata di un significativo 67% e 52%, rispettivamente.

 

«Questo è il primo studio che ha messo a confronto e valutato differenti intervalli di tempo tra uno screening e l’altro e le diverse fasce di età», ha concluso il dottor Alpert.

 

Per la ricerca, il dottor Alpert ha suddiviso la popolazione dello studio in 6 gruppi in base agli intervalli di test del PSA: da 12 a 18, da 18 a 24, da 2 a 3 anni, da 4 a 9 anni e nessun test del PSA effettuato in precedenza. Ha inoltre categorizzato i pazienti in sette gruppi di età: più giovani di 50, da 50 a 54, da 55 a 59, da 60 a 64, da 65 a 69, da 70 a 74 e da 75 a 79. Dei 400.887 uomini considerati nello studio, 8.542 hanno avuto una diagnosi, comprovata da biopsia, di tumore alla prostata durante i 5 anni dello studio (1998-2002). Negli anni di follow up, dai 12 ai 16 anni, 770 uomini sono morti per questa patologia, 2.512 sono morti per altre cause e 5.260 sono rimasti in vita.

 

PSA sì o no? Un dibattito mai concluso
Sempre più spesso le raccomandazioni spostano la decisione sullo screening nella relazione medico-paziente, in modo che la scelta di se e con quale frequenza sottoporsi a screening per il PSA sia il più possibile misurata sul singolo paziente, valutandone sempre la necessità

 

L’utilizzo del test del PSA nella diagnosi del tumore della prostata è controverso, poiché non rappresenta un indicatore certo di tumore, tuttavia è di fondamentale importanza per controllare nel tempo l’evoluzione della malattia.

 

Se diamo un’occhiata alle raccomandazioni attuali negli USA, vediamo che la United States Preventive Services Task Force a maggio ha aggiornato le sue raccomandazioni, invitando gli uomini di età compresa tra i 55 e i 69 anni a prendere una decisione individuale sullo screening insieme al loro clinico. La stessa task force sconsiglia lo screening di routine per uomini di età pari o superiore a 70 anni.

 

Meno definitoria l'American Urological Association, che, in un comunicato stampa diffuso in risposta a quest’ultima raccomandazione contro lo screening di routine degli uomini di età superiore a 70, pur concordando che un certo numero di uomini più anziani non sono candidati per i test per il tumore alla prostata, ha dichiarato che, selezionare per lo screening di routine anche uomini più anziani e in salute, può tradursi in benefici in termini di sopravvivenza, invitando anche questi uomini condividere e valutare la scelta assieme al proprio medico.

 

Ma non solo. Uno studio pubblicato sulla rivista BMC Public Health ha posto l’accento su un approccio personalizzato di screening per il tumore alla prostata, sia evidenziando il problema della sovra-diagnosi sia ratificando come i benefici dello screening dipendano da fattori di rischio specifici e dalle preferenze del paziente. Lo studio ha mostrato che, anche quando il cancro alla prostata viene valutato in candidati con predisposizione familiare, devono essere tenute in considerazione anche le preferenze individuali in termini di qualità di vita e l'età del paziente, per poter fare scelte di screening personalizzate volte ad ottimizzare il rapporto beneficio-rischio per ogni persona.

 

A mostrare due posizioni agli antipodi ci sono anche due ampi studi prospettici randomizzati che sono giunti a conclusioni differenti circa gli effetti dello screening sulla mortalità da tumore alla prostata. Nel Prostate, Lung, Colorectal, and Ovarian (PLCO) Cancer Screening Trial I ricercatori non hanno riscontrato nessuna differenza significativa in termini di mortalità tra gli uomini che si sono sottoposti al test annuale del PSA per 6 anni al confronto con coloro che hanno seguito protocolli e cure standard (il gruppo di controllo). Va detto che in questo caso il gruppo di controllo risultava abbastanza contaminato, dal momento che più della metà si era sottoposta ad un precedente screening del PSA.

 

Di contro lo European Randomized Study of Screening for Prostate Cancer (ERSPC), in cui gli uomini che sono stati sottoposti a screening del PSA ogni 4 anni sono stati confrontati con un gruppo di controllo, ha riscontrato una diminuzione della mortalità per tumore alla prostata del 21% rispetto agli uomini del gruppo di controllo non sottoposti a screening. Inoltre, un'analisi del sottoinsieme di Göteborg dell'ERSPC, che ha utilizzato un intervallo di screening di 2 anni, ha riscontrato una riduzione del 44% della mortalità da tumore alla prostata. «Questo suggerisce che la scelta di un intervallo di screening più breve potrebbe aver portato a risultati migliori», ha scritto Alpert.

 

Se guardiamo ai dati europei e alle raccomandazioni della European Association of Urology, vediamo come da un lato l’incidenza del tumore alla prostata è cresciuta nel corso degli ultimi vent’anni – anche a causa della maggiore diffusione dello screening del PSA –, dall’altro l’aumento delle diagnosi ha riguardato un numero maggiore di tumori alla prostata localizzati a basso rischio, mentre si è assistito ad una riduzione dei casi di tumore prostatico con metastasi.

 

I dati del National Cancer Institute mostrano, infine, che il tasso di mortalità per cancro alla prostata è diminuito del 51% dal 1993 al 2014, un lasso di tempo in cui è stato eseguito uno screening del PSA diffuso, ha osservato il dott. Alpert. «Sebbene questa non sia una relazione causale, essa è altamente suggestiva, tenendo conto anche del fatto che i miglioramenti nella radioterapia e nella chemioterapia in questo periodo non possono spiegare la portata di questo cambiamento», ha aggiunto.

Fonte:

Alpert PF. New evidence for the benefit of prostate-specific antigen screening: Data from 400,887 Kaiser Permanente patients. Urology, 2018; 118: 119-126. doi: 10.1016/j.urology.2018.02.049.

 

Andriole GL, Crawford ED, Grubb RL 3rd, et al; PLCO Project Team. Prostate cancer screening in the randomized Prostate, Lung, Colorectal, and Ovarian Cancer Screening Trial: mortality results after 13 years of follow-up. J Natl Cancer Inst. 2012; 104(2): 125-32. doi: 10.1093/jnci/djr500.

 

Schröder FH, Hugosson J, Roobol MJ, et al for the ERSPC Investigators. The European Randomized Study of Screening for Prostate Cancer – Prostate Cancer Mortality at 13 Years of Follow-up. Lancet, 2014; 384(9959): 2027–2035

 

Mühlberger N, Boskovic K, Krahn MD, et al. Benefits and harms of prostate cancer screening – predictions of the ONCOTYROL prostate cancer outcome and policy model. BMC, 2017;17:596. doi: 10.1186/s12889-017-4439-9

 
 

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