L’attività fisica durante e dopo il cancro

L’attività fisica durante e dopo il cancro

2 Marzo 2018

L’esercizio fisico regolare è consigliato in tutte le fasi del percorso di cura del paziente oncologico, anche durante le terapie, la riabilitazione e nel caso di recidive. Quali sono allora i benefici misurabili che produce?

L'attività fisica e il cancro

L’attività fisica  gioca un ruolo fondamentale per il benessere dell’organismo e numerose ricerche sostengono la sua importanza in tutte le fasi del percorso di cura dei pazienti oncologici.

Pubblicazioni scientifiche autorevoli sostengono che l’esercizio fisico possa prevenire gli effetti collaterali e migliorare la risposta alle terapie senza peraltro accentuare la fatigue. Non solo: praticare sport contribuisce a rilasciare endorfine e, di conseguenza, aiuterebbe ad attenuare il malessere psicologico, riducendo l’ansia ed aumentando l’autostima.

 

La qualità di vita di una persona malata di cancro di solito peggiora soprattutto a causa degli effetti collaterali associati alle terapie antitumorali. Oltre tutto, per alcuni trattamenti e per alcune categorie di pazienti, in particolare gli anziani, si consiglia il riposo per conservare le energie, ma talvolta questa precauzione genera un circolo vizioso perché determina l’ulteriore deterioramento delle normali funzioni e la perdita di autonomia.

 

Durante la somministrazione delle terapie antitumorali, l’esercizio fisico migliora le funzioni vitali, attenua alcuni effetti collaterali e riduce la fatigue; simili benefici sono stati riscontrati nei pazienti che, terminato il ciclo di trattamenti, si dedicano regolarmente all’attività fisica, sembra infatti che essi abbiano un recupero più rapido.

Gli effetti collaterali delle terapie spesso si protraggono anche terminato il periodo della cura, motivo in più per consigliare l’esercizio fisico regolare anche durante la fase di riabilitazione post-trattamento.

 

Macmillan Cancer Support , un’autorevole organizzazione britannica di sostegno ai pazienti oncologici e alle loro famiglie, ha revisionato i principali studi scientifici sugli effetti che lo sport ha sull’organismo nelle varie fasi della malattia. I risultati dei diversi studi sono stati confrontati tra loro per attribuire un livello di evidenza misurabile ai vari benefici prodotti dall’attività fisica.

Dai dati risulta che, durante le terapie, lo sport è in grado di migliorare notevolmente il livello di fitness del paziente e che non ha un impatto di rilievo sulla fatigue, ovvero non peggiora la stanchezza, l’ansia, la depressione e la sensazione di perdita di energie. 

 

È stato, invece, possibile evidenziare benefici ancora maggiori nella fase post-trattamento dei pazienti oncologici, in particolare è emerso come l’attività fisica favorisca la riabilitazione, aiuti a recuperare il tono muscolare e le funzionalità corporee compromesse dalle terapie più aggressive, come ad esempio la chemioterapia . Non solo: durante il periodo di recupero la fatigue è migliorata in modo notevole soprattutto nei casi in cui il paziente svolgeva regolare attività sportiva.

 

Altre evidenze importanti raccolte dalla revisione del Macmillan Cancer Support riguardano i sopravvissuti ad un tumore, per i quali si è osservato come lo sport contribuisca a ridurre il rischio di ricorrenza tumorale e di mortalità anche a causa di altre patologie; la mancanza di esercizio fisico è considerata un fattore di rischio per alcune patologie croniche, tra cui le malattie coronariche, l’infarto, il diabete mellito, l’osteoporosi, l’obesità e alcuni tipi di tumore. Il rischio di sviluppare queste malattie si riduce fino al 50% praticando l’attività fisica ad intervalli regolari.

Infine, nei pazienti con un tumore di stadio avanzato l’esercizio fisico aiuta a mantenere il più a lungo possibile l’autonomia e il benessere, preservando la qualità di vita.

 

Una regolare attività fisica dovrebbe tenere conto delle inclinazioni, delle caratteristiche e delle capacità individuali, per cui è importante rivolgersi ad uno specialista che possa preparare un percorso su misura per il singolo paziente.

Non esistono linee guida condivise che definiscano quale tipo e quanto frequente dovrebbe essere l’esercizio fisico ottimale per i pazienti oncologici, ma gli studi scientifici disponibili fino a questo momento concordano nel suggerire un’attività fisica di entità moderata a ritmi costanti.

Questi risultati confermano, in definitiva, come il movimento e l’esercizio producano più benefici rispetto all’inattività e alla sedentarietà, sia per le persone sane che per quelle malate.

Fonte:

Campbell A, Foster J, Stevinson C, Cavill N, The importance of physical activity for people living with and beyond cancer: a concise evidence review. Macmillan Cancer Support, 2012


Cramp F, Daniel J, Exercise for the management of cancer-related fatigue in adults. Cochrane Database Syst Rev. 2008 Apr 16(2): CD006145. doi: 10.1002/14651858.CD006145.pub2 PMID: 18425939

Ness KK, Wall MM, Oakes M, et al. Physical performance limitations and participation restrictions among cancer survivors: a population-based study. Annals of Epidemiology. 2006;16(3): 197–205. doi: 10.1016/j.annepidem.2005.01.009 PMID: 16137893


Speck RM, Courneya KS, Mässe LC, et al. An update of controlled physical activity trials in cancer survivors: a systematic review and meta-analysis. J Cancer Surviv. 2010; 4(2): 87–100. doi: 10.1007/s11764-009-0110-5 PMID: 20052559

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Kenfield SA, Stampfer MJ, Giovannucci E, et al. Physical Activity and Survival After Prostate Cancer Diagnosis in the Health Professionals Follow-Up Study. J Clin Oncol. 2011; 29(6): 726-732. doi: 10.1200/JCO.2010.31.5226 PMID: 21205749

Richman EL, Kenfield SA, Stampfer MJ, et al. Physical Activity after Diagnosis and Risk of Prostate Cancer Progression: Data from the Cancer of the Prostate Strategic Urologic Research Endeavor. Cancer Res. 2011; 71(11): 3889-95. doi: 10.1158/0008-5472.CAN-10-3932 PMID: 21610110


Winters-Stone KM, Schwartz A, Nail LM. A review of exercise interventions to improve bone health in adult cancer survivors. J Cancer Surviv. 2010; 4(3): 187–201. doi: 10.1007/s11764-010-0122-1 PMID: 20373041


 
 

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