Il medico di Medicina Generale nella gestione del tumore alla prostata

Il medico di Medicina Generale nella gestione del tumore alla prostata

18 Maggio 2017

Come si inserisce il medico di Medicina generale nella gestione del paziente oncologico? Il suo ruolo è molto più complesso rispetto alla semplice prescrizione di farmaci ed esami e la vera sfida sarà quella di integrarlo nella Prostate Cancer Unit.

Il medico di Medicina Generale nella gestione del tumore alla prostataIn presenza di un paziente con tumore alla prostata, il ruolo del medico di Medicina generale è stato spesso confinato alla prescrizione di farmaci ed esami di routine, come ad esempio il dosaggio del PSA. In realtà, soprattutto negli ultimi anni, si è affermata l’importanza di questa figura professionale in relazione alla prevenzione e al percorso di cura e, soprattutto, si è consolidato il suo supporto al paziente nel recupero di una qualità di vita soddisfacente.


I medici di Medicina generale sono fondamentali, inoltre, nel monitoraggio e nel follow-up periodico dei pazienti con un tumore alla prostata. In questi casi, dovranno affiancare agli specialisti, in particolare l’Urologo e l’Oncologo, e devono combinare le loro competenze tradizionali con quelle più specifiche che riguardano il tumore e i suoi effetti collaterali.


Molti pazienti oncologici riferiscono, tuttavia, difficoltà e discontinuità tra il loro percorso terapeutico in ospedale e il supporto da parte del medico di famiglia: perché il paziente sia seguito in maniera corretta e duratura durante tul’iter di cura e guarigione, è necessario che il medico di base sia sempre coinvolto e informato, anche durante il periodo di degenza e le sedute di trattamento in ospedale. Uno studio qualitativo pubblicato nel 2015 su BioMed Central da ricercatori della University of Copenhagen ha raccolto le principali preoccupazioni di alcuni pazienti oncologici: la maggior parte degli intervistati ha riferito una certa confusione rispetto al ruolo dei diversi medici e, in condizioni di necessità, di non sapere esattamente a chi far riferimento per ricevere un aiuto adeguato. Questa confusione si fa più accentuata nel momento in cui il paziente è a casa dopo un periodo di ospedalizzazione e in attesa della visita successiva: talvolta il medico di Medicina generale non sembra sufficientemente preparato ad affrontare le necessità del paziente con tumore alla prostata, spesso perché non è allineato sul suo percorso di cura, e si riduce, di conseguenza, la fiducia stessa del paziente nelle capacità del medico.


È evidente come sia necessario un forte livello di collaborazione tra i diversi specialisti e il medico di Medicina generale. La letteratura scientifica in proposito ha suggerito diverse idee per rafforzare la multidisciplinarietà nella gestione del paziente oncologico, in primis la necessità da parte del medico generico di ricevere le lettere di dimissione direttamente dall’ospedale e possibilmente in anticipo, così da conoscere perfettamente le condizioni cliniche, gli effetti collaterali delle terapie e le possibili esigenze del singolo paziente, prevedendo già le visite di follow-up necessarie e le opzioni di cura a disposizione per il futuro.


Di conseguenza, il medico generico dovrebbe essere allineato alla Prostate Cancer Unit, perché segue il paziente sia prima che durante e dopo il periodo di degenza ospedaliera e tra una cura e l’altra. Il malato oncologico ha necessità di un team multidisciplinare, e, in questo contesto, il medico di Medicina generale dovrebbe avere il compito di valutare le condizioni generali del paziente durante follow-up regolari, che tengano conto sia delle terapie in atto che di quelle previste per il futuro, oltre ai possibili effetti collaterali.


Il medico di famiglia può diventare, inoltre, un punto di riferimento molto importante anche perché conosce il malato oncologico da anni e ha con lui un rapporto di fiducia duraturo, per cui potrebbe affiancare lo specialista nel supporto psicologico al paziente, oltre a guidarlo e assisterlo nel processo decisionale riguardante l’iter terapeutico. Il medico di famiglia, inoltre, è a conoscenza delle eventuali comorbidità e della situazione sociale del paziente, e può valutare con più attenzione determinati sintomi e segnali che altrimenti passerebbero inosservati. Il paziente si sente a proprio agio con un medico che conosce da tempo ed è più propenso a riferirgli disagi e problematiche anche apparentemente banali, soprattutto riguardanti la sfera urologica e l’attività sessuale.


Il medico generico deve essere aggiornato sulle manifestazioni dei tumori secondari, sulle possibili complicanze delle terapie e sulla ricorrenza del tumore, tenendo conto anche dei fattori ambientali e familiari: queste conoscenze lo aiuteranno a valutare con occhio critico i disturbi fisici e psicologici del paziente, per fornirgli un primo livello di screening accurato e, se necessario, indirizzarlo verso uno specialista.


Non solo: il suo supporto è fondamentale anche nell’assistenza al paziente con un tumore alla prostata in stadio avanzato, che necessita di cure palliative e può beneficiare della terapia del dolore.


Di conseguenza, diventa di primaria importanza definire con chiarezza l’ambito di intervento del medico generico nel contesto della cura del tumore alla prostata. Solo così, infatti, sarà possibile includerlo a tutti gli effetti nella Prostate Cancer Unit, e a giovarne sarà prima di tutto il paziente, oltre al sistema sanitario nel suo complesso.


Fonte: D’Angelo A, Tumore prostatico: ruolo del medico di medicina generale, MedicItalia, 10 Maggio 2011

Fidjeland HL, Brekke M, Vistad I, General practitioners’ attitudes toward follow-up after cancer treatment: A cross-sectional questionnaire study, Scand J Prim Health Care 2015; 33(4): 223-32. doi: 10.3109/02813432.2015.1118836

Rubin G, et al., The expanding role of primary care in cancer control, Lancet Oncol. 2015; 16(12): 1231-72. doi: 10.1016/S1470-2045(15)00205-3

Guassora AD, Jarlbaek L, Thorsen T, Preparing general practitioners to receive cancer patients following treatment in secondary care: a qualitative study, BMC Health Services Research 2015; 15: 202. doi: 10.1186/s12913-015-0856-6

Margariti C, Gannon K, Walsh J, Green J, General practitioners’ perspectives on prostate cancer patients’ discharge from secondary care to primary care, Bulletin of the European Health Psychology Society 2016 (Vol. 18)

O’Brien R, Rose PW, Campbell C, Weller D, Neal RD, Wilkinson C, Watson EK, Experiences of follow-up after treatment in patients with prostate cancer: a qualitative study, BJU International 2010; 106(7): 998-1003. doi:10.1111/j.1464-410X.2010.09292.x

Ilic D, Murphy K, Green S, What do general practitioners think and do about prostate cancer screening in Australia?, AFP Australian Family Physician 2013; 42(12): 904-8

Pickles K, Carter SM, Rychetnik L, McCaffery K, Entwistle VA, General Practitioners’ Experiences of, and Responses to, Uncertainty in Prostate Cancer Screening: Insights from a Qualitative Study, PLOS ONE 2016; 11(4): e0153299. doi:10.1371/journal.pone.0153299

Neal RD, The role of the GP in prostate cancer care, Trends in Urology Gynaecology & Sexual Health 2008

 
 

Potrebbe interessarti anche...

  • Le domande da porre al medico: malattia e stile di vita

    Dopo una diagnosi di tumore alla prostata, è importante instaurare un dialogo costruttivo con il proprio medico curante. Ecco alcune domande da porre.

  • Le domande da porre al medico: terapia

    Vi proponiamo una lista di domande da porre al medico curante per chiarire ogni dubbio sulle terapie a disposizione dei pazienti con tumore alla prostata.

  • Le domande da porre al medico: sessualità

    Le terapie per il tumore alla prostata possono avere conseguenze negative sulla vita sessuale del paziente. Ecco alcune domande per capire da sottoporre al proprio medico.

  • L’equipe al servizio del paziente

    Il tumore alla prostata richiede un approccio multidisciplinare, mantenendo al centro l’interesse e la specificità del paziente. Approfondiamo il ruolo e le competenze delle varie figure cliniche coinvolte nella cura.

  • Le domande da porre al medico: la fatigue

    La fatigue è una condizione diffusa tra i malati oncologici, ma le cause e i sintomi possono variare notevolmente da caso a caso. Suggeriamo ora alcune domande da porre al medico per affrontarla.

  • Tumore alla prostata: gradi e severità

    Esistono vari tipi di tumore alla prostata e la loro classificazione è il frutto di diversi esami e valutazioni cliniche. Una panoramica su stadiazione e grading.

  • Biopsia della prostata: domande e risposte

    La biopsia è un esame necessario per diagnosticare il tumore alla prostata. Rispondiamo alle domande più frequenti dei pazienti, per spiegare in cosa consiste e come si svolge.

  • Prostate Cancer Unit: il futuro della cura

    Alcuni ospedali si stanno dotando delle cosiddette Prostate Cancer Units: specialisti di diverse discipline collaborano per curare i pazienti con tumore alla prostata a 360 gradi.

  • La condizione del caregiver

    Chi assiste il malato oncologico spesso è un familiare o un amico, impreparato dal punto di vista medico e preoccupato di sbagliare. Ecco come affrontare questo importante ruolo e come evitare lo stress e la depressione.

  • La terapia di supporto in Oncologia

    Esistono una serie di terapie adiuvanti che sostengono il paziente e i suoi familiari nel difficile percorso della malattia. Questi interventi, gestiti da specialisti, sono parte integrante della cura in Oncologia.

  • I tumori in Italia: sopravvivenza, aspettativa e qualità di vita

    Migliore sopravvivenza, maggiore aspettativa e migliore qualità di vita dopo la diagnosi: le sfide vinte e quelle a venire dell’oncologia italiana, sulla base dei dati del “Rapporto AIRTUM 2016 sulla sopravvivenza dei pazienti oncologici in Italia”.

  • Incontinenza urinaria e disturbi della minzione

    Cosa sono i disturbi della minzione e quali i sintomi che li caratterizzano? Proviamo a guardarli da vicino.

  • Le emozioni del paziente: dopo la diagnosi

    Esploriamo le diverse emozioni che una diagnosi di tumore alla prostata può scatenare nel paziente. Partiamo da una certezza: parlarne con gli altri è la strategia migliore per superare le emozioni negative.

  • Differenze tra prostatite e tumore alla prostata

    La prostatite è un’infiammazione che provoca sintomi simili a quelli del tumore alla prostata: alcuni consigli per riconoscere i sintomi e alleviare il dolore.

  • Risonanza magnetica per lo screening del cancro della prostata

    L’uso della risonanza magnetica potrebbe cambiare i protocolli di screening per il cancro della prostata. Vediamo i dati presentati a Londra in occasione della 32 conferenza della European Association of Urology (EAU).

  • Consumo di latticini, cibi ricchi di calcio e prostata

    Il consumo eccessivo di latte, formaggi, yogurt e altri alimenti ricchi di calcio potrebbe influenzare l’incidenza e la mortalità per tumore alla prostata, ma non esistono ancora evidenze scientifiche universalmente riconosciute.

  • I benefici del consumo di pomodori

    Una revisione dei precedenti studi sul tema sembra confermare l’esistenza di una relazione tra consumo di pomodori e riduzione del rischio di tumore alla prostata, grazie alla presenza di una sostanza nota come licopene.

  • Sorveglianza attiva e qualità di vita del malato

    Sorveglianza attiva e vigile attesa: facciamo chiarezza sulle possibili alternative ai trattamenti per il tumore alla prostata.

  • Il ciclismo e la prostata

    Andare in bicicletta può danneggiare la prostata? Esiste una correlazione tra ciclismo e tumore prostatico? Sulla base dei dati disponibili oggi, la risposta è no.

 
 

Questo sito utilizza cookie di profilazione (propri o di altri siti) per inviarti pubblicitá in linea con le tue preferenze.

Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.

Se accedi a un qualunque elemento sottostante questo banner acconsenti all’uso dei cookie.

Ok