I tumori in Italia: sopravvivenza, aspettativa e qualità di vita

I tumori in Italia: sopravvivenza, aspettativa e qualità di vita

18 Ottobre 2017

Migliore sopravvivenza, maggiore aspettativa e migliore qualità di vita dopo la diagnosi: le sfide vinte e quelle a venire dell’oncologia italiana, sulla base dei dati del “Rapporto AIRTUM 2016 sulla sopravvivenza dei pazienti oncologici in Italia”.

I tumori in Italia: sopravvivenza, aspettativa e qualità di vitaI dati del Rapporto dell’AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori) sulla sopravvivenza dei pazienti oncologici in Italia presentati lo scorso maggio ci dicono che in Italia nel 2016 sono stati registrati circa 1.000 nuovi casi di tumore ogni giorno, per un totale di circa 365.800: 189.600 (il 54%) negli uomini e 176.200 (il 46%) nelle donne.

 

Si tratta di cifre importanti da leggere, tuttavia, insieme al numero dei sopravviventi al cancro che è aumentato, in Europa e nella maggior parte dei paesi ad alto reddito, ma anche in Italia. La sopravvivenza è un indicatore importante perché rappresenta quella parte di pazienti che grazie ad una diagnosi tempestiva e a terapie efficaci, in molti casi, può tornare ad una vita reale attiva, in cui si sottopone a controlli periodici o che, in altri casi, può dirsi guarita.

 

Anche l’Italia per fortuna partecipa di questo trend positivo con una sopravvivenza dei pazienti a 5 anni che è migliorata grazie al successo dei programmi di screening, all’approccio multidisciplinare e alle terapie innovative: il 63% delle donne e il 54% degli uomini sconfiggono la malattia. Sono dati riferiti ai casi diagnosticati in Italia nel 2005-2009 che sono molto positivi se messi al confronto con i 5 anni precedenti, 2000-2004, in cui le donne che sopravvivevano erano il 60%, gli uomini il 51%.

 

A questi si aggiunge il dato che al nord si sopravvive di più in particolare in Emilia-Romagna e in Toscana sia negli uomini (56%) sia nelle donne (65% donne). In Emilia-Romagna poi si registra la sopravvivenza più elevata per colon-retto (69%) e mammella (89%). In Friuli Venezia-Giulia per il cancro della prostata (95%).

 

Nello specifico del tumore della prostata la sopravvivenza a 1 anno dalla diagnosi è del 97%, a 3 anni del 93%, a 5 anni del 91% con una sensibile variabilità regionale con valori più bassi al Sud: a 5 anni la sopravvivenza è del 92% al Nord, del 91% al centro e del 88% al Sud. Forse, la ancora limitata diffusione degli screening al Sud aiuta a spiegare in parte questo dato sulla sopravvivenza più negativo.

 

"La sopravvivenza in campo oncologico", come ha spiegato il presidente dell’AIOM Carmine Pinto, “è in generale condizionata da due aspetti”:

  • la tempestività con cui viene effettuata la diagnosi di malattia, che è a sua volta funzione dell’adesione ad interventi di prevenzione secondaria. Di fatto, in tal senso, la diffusione dei programmi di screening oncologico è la nota dolente: anche se al situazione è migliorata negli anni, al Sud lo screening continua ad essere meno diffuso.
  • La disponibilità e l’accesso a terapie efficaci. E, proprio per ridurre al minimo le disparità di accesso ai servizi e garantire equità delle cure oncologiche, le Regioni stanno lavorando all’implementazione dei Percorso Diagnostico-Terapeutico Assistenziale (PDTA) e alla costruzione delle reti oncologiche regionali.

I dati del rapporto AIRTUM si riferiscono ai registri tumori di 13 Regioni. Ci permettono di vedere come negli uomini i miglioramenti più importanti si registrano in particolare nei tumori ossei (+10%), colon-retto e fegato (+6%), mieloma multiplo (+5%), Linfoma non Hodgkin (+4%), prostata (+3%). Nelle donne nel Linfoma non Hodgkin (+6%), colon-retto (+5%) e fegato, osso, pelvi e vie urinarie, tiroide e mieloma multiplo (+4%).

 

"Una novità", afferma la professoressa Lucia Mangone, Presidentessa dell’AIRTUM, "è la valutazione dell’aspettativa di vita, che a 40 anni è pari a 45 anni nei maschi e 50 anni nelle femmine, ma nelle persone con tumore è di circa 15 anni inferiore: tale gap si riduce con il passare degli anni. Negli uomini con tumore della prostata e nelle donne con cancro della mammella l’aspettativa di vita è molto simile a quella della popolazione generale".

 

Nel dettaglio, l’aspettativa di vita nel caso di una diagnosi di tumore alla prostata a 50 anni è di 27 anni ancora da vivere, ovvero solo 7 anni in meno rispetto al popolazione generale, mentre è di 14 anni ancora da vivere per una diagnosi a 70 anni, ovvero identica rispetto alla popolazione generale.

 

La prostata (91%) è in pole position tra le 5 neoplasie con una buona prognosi negli uomini insieme al testicolo (91%), seguiti da tiroide (90%), melanoma (85%), sarcoma Kaposi (85%). Nelle donne: tiroide (95%), melanoma (89%), seno (87%), Linfoma di Hodgkin (87%), vescica (78%).

Si tratta di passi importanti dovuti al successo dei programmi di screening, all’approccio multidisciplinare e alle terapie innovative. La nuova sfida, che dati migliori sulla sopravvivenza pongono ai pazienti, ai medici di medicina generale e agli specialisti, è quella di andare oltre la qualità delle cure e garantire anche una migliore qualità della vita. "I pazienti guariti chiedono di tornare a una vita come prima, inclusi il ritorno al lavoro e agli affetti", ha spiegato il professor Francesco De Lorenzo, presidente FAVO.

I dati del “Rapporto AIRTUM 2016 sulla sopravvivenza dei pazienti oncologici in Italia” sono stati presentati l’11 maggio al Ministero della Salute nell’ambito della giornata di studio “Survivorship Planning Day”, organizzata in collaborazione con Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (CIPOMO), Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) e il Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive dell’Università Sapienza.

Fonte:

I Tumori in Italia - Rapporto 2016. La sopravvivenza dei pazienti oncologici in Italia
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