Depressione, stress, ansia: come supportare una persona con cancro

Depressione, stress, ansia: come supportare una persona con cancro

14 Maggio 2019

Come gestire il circolo vizioso che potrebbe innestarsi tra depressione, stress, ansia dopo una diagnosi di cancro? Il primo passo per affrontare il disagio e la sofferenza è la consapevolezza di quelli che possono essere i campanelli di allarme, per poterli riconoscere.

Una moglie accarezza suo marito

La sofferenza legata ad una diagnosi e ad una esperienza di tumore può trovare diversi e inaspettati canali per esprimersi anche attraverso il corpo, con sintomi di tipo somatico, come stanchezza, disturbi del sonno o mancanza di appetito, che possono a loro volta essere campanello di allarme dei sintomi psicologici, che sottendono una condizione di stress, ansia e depressione che possono autoalimentarsi a vicenda.

 

Se il primo passo per affrontare il disagio e la sofferenza è la consapevolezza di quelli che possono essere i campanelli di allarme per poterli riconoscere, quello successivo è parlarne, condividere la complessità delle emozioni che potrebbero essere vissute in questi momenti con i propri familiari, con il proprio oncologo o anche al bisogno con uno psiconcologo che meglio potrà supportare il paziente nella ricerca di strumenti per affrontare il percorso di malattia e di cura.

 

Depressione, stress, ansia: riconoscere i campanelli di allarme

 

Se si incontrano delle difficoltà a compiere le normali attività quotidiane, a concentrarsi, a parlare o a ricordare le cose è bene parlarne, condividere questa difficoltà e monitorate il suo andamento nel tempo. Se ci si sente eccessivamente affaticati, privi di energia, con difficoltà ad addormentarsi, risvegli continui, sensazione di sonnolenza, mancanza d’appetito e instabilità dell’umore, mal di testa costanti: parlatene; non aspettate che questi sintomi diventino paralizzanti, agite prima. Sensazioni come il sentirsi ansiosi, inondati o sopraffatti, agitati irritabili e irrequieti, tesi, costantemente preoccupati non sono normali se invadono lo spaio quotidiano.

 

In questo senso, avere accanto persone che sanno quello che state vivendo farà sì che abbiate intorno una rete attenta che potrà rivelarsi una risorsa importante nel monitorare questi segnali, aiutandovi a capire anche quando stanno migliorando o viceversa spronandovi ad accoglierli se non si osserva un’evoluzione positiva.

Se questi disturbi persistono per più di sei mesi dalla fine delle cure è bene parlarne con uno specialista come lo psiconcologo che possa aiutarvi a trovare la soluzione più adeguata per il singolo caso.

 

Cosa può fare il paziente?

 

  • È normale sentirsi tristi e frustrati ed è utile parlarne con gli altri.
  • Insieme alla rete di supporto provate a decidere in che modo le persone che vi stanno accanto possano esservi d’aiuto senza invadere il vostro spazio.
  • Condividete con il medico le vostre preoccupazioni e fatevi indirizzare verso uno psicologo, al bisogno, che possa supportare voi e i vostri cari.
  • Provate a rilassarvi con la meditazione, gli esercizi di respirazione profonda e di rilassamento più volte al giorno.
  • Riducete il consumo di caffeina (caffè, tè, bevande energetiche) che può peggiorare l'ansia.

 

Depressione: i sintomi da non sottovalutare

 

Quali sono i sintomi della depressione clinica? Se ci si sente tristi, senza speranza o "vuoti" per la maggior parte della giornata; se c’è una perdita di interesse o piacere in quasi tutte le attività per la maggior parte del tempo; se ci sente rallentati, irrequieti o agitati quasi ogni giorno; se si avverte una difficoltà a focalizzare pensieri, ricordare o prendere decisioni; se ci si sente in colpa, indifferenti o inutili; se si hanno pensieri frequenti di morte o suicidio (non solo paura della morte), piani o tentativi di suicidio.

 

O, ancora sul piano fisico, se si assiste ad una perdita o aumento di peso; se si avverte una sensazione di stanchezza è estrema o perdita di energia; se si hanno problemi nel dormire, che sia dormire troppo o non riuscire a dormire affatto.

 

Questi sintomi presi singolarmente potrebbero essere anche collegati alla malattia o alle terapie, ma se sono concomitanti o frequenti e duraturi – ad esempio se 5 o più di questi sintomi si verificano quasi ogni giorno per 2 settimane o più, o sono abbastanza gravi da interferire con le normali attività -, potrebbe trattarsi di una forma di depressione che è bene affrontare assieme ai propri cari, al proprio oncologo, ad un terapeuta.

 

Depressione, stress, ansia: cosa può fare il caregiver

 

Sicuramente chi sta accanto ad una persona con cancro alla prostata può diventare un punto di riferimento perché il paziente si apra e condivida le proprie paure, i propri dubbi, le proprie preoccupazioni. Una spinta gentile a parlare può essere di grande aiuto, senza forzare la persona a parlare quando questa non è pronta. Ascoltare pazientemente sforzandosi di non essere mai giudicante rispetto alle emozioni che la persona sta vivendo in quel momento. Sintonizzarsi con chi sta vivendo quella sofferenza per cercare di capire insieme a lui in che modo possiate essere di supporto. Di fronte ai sintomi dell’ansia, può non essere utile parlare con il paziente, ma meglio discutere direttamente con il team che lo segue dei sintomi e dei problemi che più spesso riscontrate.

 

Come aiutare una persona depressa che ha il cancro?

 

Innanzitutto è importante non sottovalutare i sintomi che si osservano che potrebbero avere anche una ripercussione sulla capacità del paziente di seguire le cure. Cosa possiamo fare per aiutare una persona che sta combattendo la sua battaglia contro il cancro?

 

  • Promuovere l'attività fisica costante, ad esempio cominciando con esercizi leggeri alla portata di tutti, come brevi passeggiate quotidiane.
  • Coinvolgere il paziente in attività che possono piacergli.
  • Aiutare la persona a contestualizzare la situazione ricordandogli che è normale sentirsi così per i limiti che la malattia sta ponendo alla propria vita.
  • Incoraggiare la persona a vedere un terapeuta e a fissare gli appuntamenti, ed accompagnarla se necessario.
  • Rassicurare la persona che con il tempo e le cure, la situazione può migliorare, è importante essere pazienti e fiduciosi.
  • Incoraggiare la persona depressa a continuare il trattamento per la depressione fino a quando i sintomi non migliorano, o parlare con il medico di cure diversi se non ci sono miglioramenti dopo 2 o 3 settimane.

 

Cosa invece è meglio non fare? Sicuramente, tenere dentro i propri sentimenti non aiuta, ma non aiuta neppure costringere qualcuno a parlare quando non è pronto. Neppure chiedere ad una persona di essere felice se appare depressa, piuttosto meglio di fronte a sintomi importanti, parlare con il medico di altri tipi di aiuto e dove cercarli.

 

Ansia nei pazienti con cancro

 

La paura è l’ansia sono sentimenti frequenti quando sai di essere malato e spesso accompagnano tutto il percorso che un paziente con cancro si trova ad affrontare sia alla diagnosi che durante il trattamento e il recupero. La paura di venire a mancare, di lasciare i propri cari soli, di dover affrontare i dolori della malattia sono legittime. Come riconoscere quelli che devono essere dei campanelli di allarme per cercare supporto. Il volto ci parla di quello che il malato vive, attenzione dunque alle espressioni facciali ansiose e alla preoccupazione incontrollata, ma anche alla tensione muscolare, al tremore e all’agitazione, all’irritabilità o agli scoppi d'ira. Se questi sintomi sono presenti durante la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, e interferiscono con la capacità del paziente di svolgere normali attività quotidiane è importante parlarne con il proprio oncologo e medico di base, per essere indirizzati verso una specialista, tendono a mente che la persona che ne è interessata, nonostante tutti i sintomi, possa negare di provare questi sentimenti e non essere disposta ad ammettere di sentirsi in difficoltà o a disagio.
Come comportarsi? Come detto per i sintomi della depressione, è utile incoraggiare la persona a parlare, ma senza forzare. Provare a condividere i sentimenti e le paure che voi o la persona ansiosa potete avere, per farlo è importante mettersi in ascolto dell’altro, offrendo supporto senza negare i sentimenti in ballo. È normale sentirsi tristi e frustati ed è bene ricordarsi reciprocamente la legittimità di questi sentimenti. Anche in questo caso lo yoga, la meditazione, gli esercizi di meditazione profonda e di rilassamento possono essere di grande aiuto.

 

Se parliamo di ansia non possiamo non parlare degli attacchi di panico che possono essere un sintomo estremamente doloroso dell’ansia. Come riconoscere un attacco di panico? Quali sono i sintomi a cui prestare attenzione?

 

  • Respiro affannato e sensazione di soffocamento
  • Accelerazione del battito cardiaco
  • Sensazione di vertigini, instabilità, stordimento o debolezza
  • Dolore toracico
  • Tremore o agitazione
  • Aumento della sudorazione
  • Avere i brividi o vampate di calore
  • Paura di perdere il controllo o "impazzire
  • Bisogno di fuggire
  • Sensazioni di intorpidimento o formicolio
  • Sentirsi "distaccati" da se stessi

Sono tutti sintomi da non sottovalutare, e, in particolare, se una persona dichiara uno dei primi 5 sintomi, è bene valutare anche l’ipotesi di chiamare il 118 o il medico, soprattutto se non si è mai verificato un attacco di panico in precedenza. Viceversa, se la persona si riprende completamente dopo pochi minuti dai sintomi, è più probabile che si sia trattato di un attacco di panico. In questo caso comunque è bene che un medico possa valutare la situazione ed eventualmente porre un diagnosi specifica di attacco di panico e impostare una terapia o degli interventi adeguati.

 

Cosa fare per aiutare la persona? Verificare con un medico che effettivamente si sia trattato di un attacco di panico. Mantenere la calma se si assiste ad un attacco di panico, parlare sottovoce e restare con la persona fino a che i sintomi non volgono al termine. Dopo, incoraggiare la persona con molta dolcezza a vedere uno specialista che possa aiutarla, supportarla nelle attività da svolgere nell’immediato ed eventualmente accompagnarla da un medico. È bene invece non minimizzare, né giudicare la persona che può sentirsi strana o impaurita.

 

Infine è bene ricordare di non sottovalutate lo stress a cui in quanto caregiver si è sottoposti. Quindi:

 

  • Esci di casa per dedicarti anche alle attività che ti piacciono o semplicemente per sederti e rilassarti, per ascoltare della musica o leggere un libro.
  • Crea una tua rete e cerca di condividere la tua esperienza con persone che comprendono cosa stai attraversando quali amici, familiari e gruppi di sostegno.
  • Trova il tempo di fare esercizio fisico regolarmente, mangia in modo sano e regolare, riposati quando ne hai bisogno.
  • Chiedi aiuto a familiari, amici ed assistenti in modo da poterti prendere delle pause regolari.
 
 

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