Come parlare del tumore?

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Come parlare del tumore?

30 Giugno 2018

Affrontare il tema della malattia è difficile sia per il malato che per i suoi familiari ed amici. Ecco alcuni consigli per costruire un dialogo aperto e sincero da entrambe le parti.

La diagnosi di un tumore è una notizia devastante, difficile da accettare per il malato, e altrettanto problematica per chi gli sta intorno. Il tumore crea una situazione profondamente stressante che coinvolge più persone, non soltanto il malato, ma anche i suoi familiari, amici, conoscenti e persino il team medico che lo ha in cura. Ecco perché quella del tumore non può essere considerata un’esperienza unicamente individuale, bensì un’esperienza collettiva a tutti gli effetti.

 

Poter parlare apertamente con i propri cari è fondamentale per la salute e il benessere psicologico del malato. Spesso, però, è difficile per gli altri parlare del cancro e rapportarsi con una persona malata, principalmente per la paura di dire o fare qualcosa di sbagliato.
Tra l’altro il paziente oncologico è sottoposto a una condizione di forte stress emotivo, per cui può essere più suscettibile e sensibile a ciò che gli viene detto, e talvolta una frase pronunciata senza malizia può innescare in lui un processo di profondo disagio.

 

Il Professor Wayne Beach della San Diego State University, esperto del ruolo della comunicazione nel percorso di cura dei malati oncologici, ha dichiarato in proposito: «I pazienti con tumore riescono ad affrontare la malattia e a guarire meglio grazie alla comunicazione con i loro familiari. In assenza di una comunicazione corretta, questi pazienti non guariscono così bene o così a lungo. Avere intorno a sé un ambiente disfunzionale non è ideale, è stressante».

 

Il tipo di comunicazione che si instaura tra il malato e i suoi familiari ha impatti sul suo modo di affrontare il tumore: un clima di collaborazione e comprensione contribuisce a rendere il paziente più sicuro delle proprie capacità di ripresa e più fiducioso nel futuro.

 

Un dialogo proficuo dovrebbe basarsi sulla condivisione di paure e speranze, sulla progettualità comune e sul ricordo di momenti positivi vissuti insieme.
Le regole per una comunicazione corretta sono semplici: prima di tutto bisogna incoraggiare il malato e rimanere ottimisti nelle possibilità di ripresa. Ogni notizia legata alla malattia, per quanto angosciante, deve essere soppesata e calata nella quotidianità.
È importantissimo parlare spesso ed esternare i propri sentimenti, comprese ansie e preoccupazioni, e lasciare spazio all’altro, saperlo prima di tutto ascoltare.

 

Di fronte ad una persona con un tumore spesso ci si sente sopraffatti e impauriti di non dire la “cosa giusta”. In molti casi il malato, anziché di parole di conforto, ha bisogno proprio di essere ascoltato, perché anche il solo parlare della sofferenza è già un modo per lenirla.
Reprimere i propri sentimenti è dannoso, così come lo è ignorare la malattia, fingere che il tumore non esista: in questi casi gli psicologi parlano di una vera e propria “congiura del silenzio”, un circolo vizioso in cui i familiari non parlano del cancro per paura, senso di inadeguatezza o incapacità di accettare la diagnosi, mentre il malato si isola sempre più in sé stesso per il timore di far preoccupare i propri cari o non essere capito.

 

Sono quattro le situazioni che possono ostacolare la conversazione:

 

  • - il malato vuole parlare, ma noi non ce la sentiamo per vari motivi;
  • - il malato vorrebbe parlare, ma è come frenato da paure e ansie, e non sappiamo come convincerlo ad aprirsi;
  • - il malato non vuole parlare, ma noi insistiamo per farlo;
  • - il malato sembra non voler parlare, ma in realtà ne ha bisogno e noi non sappiamo come comportarci.

 

Un buon ascoltatore deve anzitutto creare l’atmosfera, dedicando del tempo alla conversazione: spegnere il cellulare, sedersi comodi, guardare dritto negli occhi l’altro, ridurre al minimo le distrazioni sono solo alcuni degli accorgimenti per far capire al malato la propria disponibilità ed intenzione ad ascoltarlo.

 

Bisogna poi capire se è il momento giusto, se il nostro interlocutore ha davvero voglia di parlare.
Non sempre è necessario affrontare argomenti impegnativi e “pesanti”, a volte il malato ha solo bisogno di distrarsi e di chiacchierare del più e del meno, senza pensare al tumore e alle terapie. Il consiglio, in questo caso, è sempre quello di lasciare che sia lui a condurre la conversazione, assecondare la sua voglia di parlare o meno, piuttosto che forzarlo o indirizzare noi la discussione verso gli argomenti che vogliamo affrontare.

 

Cogliere i segnali per capire se il malato ha voglia di aprirsi è importante, almeno quanto lo è la capacità di saperlo effettivamente ascoltare: quando parla, prestategli attenzione ed evitate di interromperlo, prendete la parola solo se è lui a chiedervelo, per evitare di accentrare troppo la conversazione su voi stessi e sui vostri bisogni piuttosto che sui suoi. Altrimenti può capitare che la situazione si ribalti e che sia il malato a dover confortare voi.

 

Anche i silenzi e la comunicazione non verbale costituita da gesti, sguardi, contatto fisico, hanno una loro utilità e contribuiscono a esternare quello che le parole, spesso, non sono in grado di dire: stringergli la mano, per esempio, può significare che gli siamo vicini e lo assisteremo sempre, senza la necessità di spendere parole inutili per ribadirlo, così come un abbraccio può aiutarci quando l’emozione ci impedisce di rispondere.
Non bisogna mai avere timore di esprimere le proprie emozioni, perché ciò contribuisce a ridurre l’imbarazzo e il senso di distanza tra noi e il malato, favorendo una comunicazione più sincera e aperta possibile.

 

Alcuni argomenti, come ad esempio la morte, possono essere davvero difficili da affrontare: se non ve la sentite, l’importante è evitare di cambiare argomento, ma piuttosto dite esplicitamente che non siete ancora pronti a parlarne.
In certe occasioni, soprattutto quando si parla di argomenti difficili, può essere d’aiuto l’umorismo, per esorcizzare le paure più profonde e alleggerire l’atmosfera.

 

I consigli non richiesti possono interrompere il dialogo e inibire la conversazione: piuttosto che dare la vostra opinione, cercate di mantenervi neutri e a proporre diverse alternative, senza mai scegliere voi per l’altro quale sia la migliore.
Al contrario, un suggerimento per aiutare davvero un paziente oncologico è quello di spronarlo a riprendere il controllo della propria vita, incoraggiandolo a dedicarsi ad attività che lo fanno stare bene, se compatibili con il percorso di cura: guidare, praticare sport, fare giardinaggio, viaggiare ecc. Il solo fatto di riprendere le abitudini quotidiane è il primo passo per riappropriarsi del controllo sulla propria vita, che la malattia può talvolta far perdere di vista.

 

Alcuni atteggiamenti possono persino irritare il malato, ad esempio quando l’interlocutore dimostra di provare pena per lui o pronuncia frasi di circostanza come “Ti trovo bene, nonostante tutto”. Al pari dei complimenti forzati, anche i commenti negativi sono da abolire completamente (“Hai un aspetto orribile”), perché del tutto inutili e, soprattutto, dannosi.

Fonte:

Tancredi R, Non so cosa dire: come parlare al malato di cancro, AIMaC, 2014

 

Talking With Someone Who Has Cancer, Cancer.Net, 2017

 

The Benefits Of Talking, Macmillan Cancer Support, 2016

 
 

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