Cancro: come dirlo agli altri?

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Cancro: come dirlo agli altri?

10 Luglio 2018

Il tumore entra prepotentemente nella vita di una persona e ha effetti profondi anche su chi sta al suo fianco. Vediamo allora come e quando comunicare agli altri la malattia.

Come comunicare agli altri del tumore? Non esiste un momento o un modo giusto per dirlo, si tratta di una scelta personale che dipende molto dal nostro modo di essere e di relazionarci agli altri.

 

Le persone a noi care si meritano di essere informate su quello che ci sta succedendo.
Mantenere una comunicazione sincera e aperta sulla malattia è una strategia che permette di affrontare in modo più sereno il percorso di cura, coinvolgendo gli altri e ricevendo supporto a livello pratico ed emotivo. Parlare della malattia, secondo la psicologia, aiuta a prendere coscienza della realtà di ciò che sta accadendo e a riprendere il controllo della situazione.

 

Come regola generale, bisognerebbe rivelare la diagnosi di tumore in tutti questi casi:

 

  • - se c’è il rischio che la malattia ci faccia comportare in modo diverso;
  • - se la malattia può influenzare la vita di altre persone;
  • - se abbiamo bisogno di condividere quello che proviamo e cosa sta accadendo nella nostra vita;
  • - se ci serve aiuto per la vita di tutti i giorni;
  • - se ci serve aiuto da un punto di vista economico.

 

Per prima cosa, quando si è deciso di parlarne, bisognerebbe valutare se farlo di persona o chiedere a qualcun altro di farlo per noi. Inoltre, può essere di grande aiuto prepararsi in anticipo stilando una lista di cosa si vuole effettivamente dire e di quale tipo di aiuto potranno darci gli altri.

 

La maggiore difficoltà per i pazienti oncologici è raccontare del proprio tumore ai propri familiari: si tende a nascondere la verità sul proprio stato di salute, nel tentativo di proteggerli dalla sofferenza. In realtà dai silenzi, dagli sguardi e da tanti piccoli cambiamenti nella routine di tutti i giorni, chi ci è più vicino si accorgerà che qualcosa non va, per cui è sempre preferibile essere onesti e spiegare cosa sta succedendo.

 

Nel caso di bambini e adolescenti, poi, questo compito appare ancora più penoso, ma anche in questi casi è fondamentale essere sinceri.
Con i bimbi più piccoli bisogna limitarsi a parlare del presente, di quello che accade adesso, limitandosi a spiegazioni chiare e ad esempi pratici.
I bambini in età scolare e gli adolescenti avranno, invece, bisogno di informazioni più specifiche e di capire cosa succederà nel futuro più prossimo. Bisogna rassicurarli e far loro capire che non sono responsabili della situazione che si è creata, cercando di mantenere un certo ottimismo e non mostrarsi troppo vulnerabili.

 

Fate in modo che i bambini e i ragazzi possano parlarvi liberamente, rispondendo anche a domande difficili come quelle che riguardano la morte e facendo loro capire che possono parlarvi di tutto, comprese le loro paure e i sentimenti che non riescono a capire. Incoraggiateli ad aprirsi con voi e fateli sentire utili affidando loro compiti rapportati alla loro età (fare un disegno per voi prima di un ricovero in ospedale, aiutarvi ad apparecchiare la tavola, accompagnarvi a fare due passi…).

 

Con i propri familiari c’è un coinvolgimento emotivo profondo che rende difficile parlare del tumore. Può risultare altrettanto complesso comunicare la propria malattia anche agli amici, ai conoscenti e nell’ambiente di lavoro, soprattutto se si vuole mantenere il controllo sulle informazioni che vengono scambiate all’esterno.
Per esempio, quando ci si deve assentare frequentemente dal lavoro per sottoporsi ai trattamenti, è necessario comunicarlo al proprio responsabile, ma si può decidere di non dirlo ai colleghi, per evitare che cambino il loro atteggiamento nei nostri confronti.
Anche in questo caso bisognerebbe parlare solo quando si è pronti a farlo e, se il compito risulta troppo gravoso, chiedere consiglio ad una persona di fiducia.

 

Quando gli altri saranno informati della malattia, vorranno sapere come stanno procedendo le cure, quali sono i risultati degli esami e delle visite, quali saranno i possibili effetti collaterali e molto altro. Il consiglio è quello di valutare caso per caso quali informazioni si è a proprio agio a condividere e con chi.

 

Può risultare stressante ripetere più e più volte i dettagli della propria malattia e del percorso di cura, per cui si può individuare una persona che informi tutti gli altri, per esempio un collega al lavoro e un parente stretto in famiglia.

Fonte:

Telling Others About Your Cancer, LiveStrong, 2017

 

Barcaccia B, Gamucci T, Perché proprio a me? Come affrontare il disagio emotivo quando si ha un tumore, Fondazione Federico Calabresi Onlus, 2005

 

Emotions and Cancer: A guide for people with cancer, their family and friends, Cancer Council Australia, 2016

 
 

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