CALM per ridurre lo stress nei pazienti oncologici

CALM per ridurre lo stress nei pazienti oncologici

19 Luglio 2017

Presentati in occasione del congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) 2017 i dati dello studio CALM (Managing Cancer and Living Carefully) mostrano l’efficacia di un intervento psicologico nel ridurre lo stress in pazienti oncologici in fase avanzata.

La terapia di supporto in Oncologia Diversi studi presentati al congresso dell’ASCO a Chicago questo anno hanno mostrano l’importanza e la validità dell’intervento psicologico sul paziente oncologico. In particolare, i dati dello studio CALM (Managing Cancer and Living Carefully) si sono concentrati sull’analisi si sono concentrati sull’analisi dell’efficacia di un intervento psicologico - mirato a supportare il paziente nella convivenza con una malattia -, nel ridurre lo stress in pazienti oncologici in fase avanzata.

 

"Una diagnosi di cancro avanzato pesa sui pazienti e sulle loro famiglie, e questo studio fornisce dati in favore di un nuovo approccio psicoanalitico che può ridurre questo carico", ha dichiarato Don S. Dizon. "Come oncologi il nostro compito non è solo quello di curare i sintomi fisici dei nostri pazienti, ma è anche quello di aiutarli a trovare altre forme di sostegno che li possano aiutare ad affrontare la malattia e a pianificare il futuro".

 

Avere un cancro ad uno stadio avanzato innesca enormi paure e porta con sé sfide che possono sembrare schiaccianti. Eppure, nonostante questa evidenza, la maggior parte dei centri oncologici manca di approcci sistematici mirati a supportare ed aiutare i pazienti e le famiglie nel gestire gli aspetti pratici ed emotivi che una sfida come quella di un cancro pone.

 

"CALM differisce da altri interventi poiché è mirato ad aiutare i pazienti a convivere con malattie in uno stadio avanzato piuttosto che a prepararli per la fine della vita, e si concentra sulle problematiche sia pratiche sia esistenziali che chi ha un cancro avanzato si trova ad affrontare", ha dichiarato il dottor Rodin, a capo del Department of Supportive Care presso il Princess Margaret Cancer Centre di Toronto in Canada, che ha sviluppato CALM assieme ai colleghi Sarah Hales e Chris Lo.

 

La ricerca, un trial randomizzato, ha coinvolto 305 malati reclutati in una vasta area urbana del Canada centrale. I pazienti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere la terapia CALM (gruppo di intervento) e messi a confronto con pazienti che ricevevano un supporto di tipo classico o la sola terapia (gruppo di controllo).

 

Dopo aver ricevuto il sostegno del CALM, con 3-6 sessioni di colloquio psicologico della durata di 45-60 minuti ognuna, sostenute con personale specializzato, a tre mesi, il 52% dei pazienti che hanno ricevuto il CALM ha avuto una riduzione clinicamente significativa dei sintomi depressivi, rispetto al 33% dei pazienti che hanno ricevuto le cure usuali. Nei pazienti che hanno ricevuto CALM è inoltre migliorato il benessere psicologico. Infine, ad un test dopo tre e sei mesi, questi malati sono risultati meglio disposti ad affrontare con dignità la prospettiva del fine vita. A tre e sei mesi, infatti, il gruppo CALM ha riferito:

 

  • - maggiore preparazione ad affrontare la fine della vita;
  • - maggiore propensione ad esternare le preoccupazioni sul futuro;
  • - maggiore capacità di esprimere e gestire i sentimenti.

 

A sei mesi questi effetti sono risultati ancora più rafforzati e il gruppo CALM si sentiva più capace di comprendere la propria esperienza con il cancro, affrontare i cambiamenti nelle relazioni a causa della malattia, esplorare nuovi modi di comunicare con il proprio team di assistenza sanitaria e la famiglia. I partecipanti al gruppo di controllo hanno ricevuto trattamenti oncologici di routine e follow-up, nonché uno screening per la presenza di una condizione clinica di stress. Circa un terzo dei pazienti del gruppo di controllo ha ricevuto un supporto specializzato di oncologia psicosociale, ma meno del 10% ha ricevuto una psicoterapia strutturata o semi-strutturata.

 

CALM in cosa consiste l’intervento? E quali sono le prospettive future?

 

CALM è un intervento psicologico sviluppato specificamente per i pazienti con tumore avanzato. Si tratta di tre o sei sessioni da 45 a 60 minuti sostenute da tre a sei mesi da professionisti sanitari qualificati, come operatori sociali, psichiatri, psicologi, infermieri e oncologi. Le sessioni CALM, alle quali possono partecipare i membri della famiglia o i partner, si concentrano su quattro domini:

 

  • - controllo dei sintomi, partecipazione al processo decisionale medico e costruzione di relazioni con gli operatori sanitari;
  • - cambiamenti nella percezione del sé e relazioni personali;
  • - benessere spirituale e il senso del significato e della finalità nella vita;
  • - il futuro tra preoccupazioni, speranza e mortalità.

 

"Questo breve intervento basato sulla conversazione aiuta i pazienti che affrontano un cancro avanzato e le relative cure a individuare e vivere ciò che continua ad essere importante per loro nonostante le limitazioni della malattia e ad affrontare il futuro", ha affermato Gary Rodin. “Fornisce tempo e spazio per riflettere sulle minacce e le sfide associate al cancro avanzato”.

 

I prossimi passi includono una migliore comprensione del processo terapeutico del CALM e degli approcci ottimali per formare i medici all'intervento, ma anche la necessità di raffinare gli strumenti di misurazione per risultati clinici più efficaci, che siano sperimentati di diverse situazioni cliniche e in regioni differenti.

 
 

Potrebbe interessarti anche...

  • Sorveglianza attiva e qualità di vita del malato

    Sorveglianza attiva e vigile attesa: facciamo chiarezza sulle possibili alternative ai trattamenti per il tumore alla prostata.

  • Tumore e rapporti affettivi: una guida per amici e familiari

    Il tumore influenza i rapporti affettivi. Ecco una guida pratica per aiutare i familiari e gli amici ad affrontare la malattia.

  • Sessualità, tumore ed effetti collaterali delle terapie

    Le terapie per contrastare il tumore alla prostata possono determinare effetti collaterali che hanno un impatto negativo sulla sessualità del paziente. Ma davvero il sesso deve passare in secondo piano?

  • Tumore alla prostata avanzato: consigli pratici

    Come convivere con una diagnosi di tumore alla prostata metastatico: consigli e informazioni per affrontare la malattia e godersi il più possibile la vita.

  • Le domande da porre al medico: sessualità

    Le terapie per il tumore alla prostata possono avere conseguenze negative sulla vita sessuale del paziente. Ecco alcune domande per capire da sottoporre al proprio medico.

  • Atteggiamento mentale e tumore

    Mantenere un atteggiamento positivo nei confronti della vita può ridurre il rischio di tumore o influenzare gli esiti della malattia?

  • Gestire lo stress del malato oncologico

    Convivere con un tumore è fonte di profondo stress per il paziente: ecco alcuni consigli per migliorare la propria qualità di vita.

  • Le domande da porre al medico: la fatigue

    La fatigue è una condizione diffusa tra i malati oncologici, ma le cause e i sintomi possono variare notevolmente da caso a caso. Suggeriamo ora alcune domande da porre al medico per affrontarla.

  • La terapia di supporto in Oncologia

    Esistono una serie di terapie adiuvanti che sostengono il paziente e i suoi familiari nel difficile percorso della malattia. Questi interventi, gestiti da specialisti, sono parte integrante della cura in Oncologia.

  • Le emozioni del paziente: dopo la diagnosi

    Esploriamo le diverse emozioni che una diagnosi di tumore alla prostata può scatenare nel paziente. Partiamo da una certezza: parlarne con gli altri è la strategia migliore per superare le emozioni negative.

  • Le domande da porre al medico: malattia e stile di vita

    Dopo una diagnosi di tumore alla prostata, è importante instaurare un dialogo costruttivo con il proprio medico curante. Ecco alcune domande da porre.

  • L’equipe al servizio del paziente

    Il tumore alla prostata richiede un approccio multidisciplinare, mantenendo al centro l’interesse e la specificità del paziente. Approfondiamo il ruolo e le competenze delle varie figure cliniche coinvolte nella cura.

  • La condizione del caregiver

    Chi assiste il malato oncologico spesso è un familiare o un amico, impreparato dal punto di vista medico e preoccupato di sbagliare. Ecco come affrontare questo importante ruolo e come evitare lo stress e la depressione.

  • Ritorno al lavoro e diritti del malato

    Scopriamo i diritti del paziente oncologico sul luogo di lavoro, ricordando che mantenersi impegnati e dedicarsi alle proprie attività aiuta a migliorare l’umore e affrontare positivamente il percorso di cura.

  • Consigli per un’alimentazione ricca di fibre

    Le fibre sono nutrienti essenziali nella dieta e assumono un ruolo chiave nell’alimentazione dei malati oncologici. Vi proponiamo alcuni consigli per aumentarne l’assunzione giornaliera.

 
 

Questo sito utilizza cookie di profilazione (propri o di altri siti) per inviarti pubblicitá in linea con le tue preferenze.

Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.

Se accedi a un qualunque elemento sottostante questo banner acconsenti all’uso dei cookie.

Ok